Il Caffè e l’Ipertensione

 

     E’ una domanda ricorrente!

E’ difficile che gli Italiani riescano a rinunciare  alla tazzina di caffè ! E’ la bevanda più diffusa, ed anche tra le più “amate” ! Nel passato è stata oggetto di accuse in quanto si riteneva che fosse tra i maggiori responsabili dell’aumento della pressione arteriosa. Ed è, forse, per questo motivo che al medico viene rivolta spesso la domanda: ma posso bere un po’ di caffè? Questo perché nel caffè è presente una sostanza, la caffeina, responsabile (a torto o a ragione) di far elevare la pressione.

La caffeina è una delle sostanze farmacologicamente più usate nel mondo,ed esistono molti dubbi su un suo potenziale effetto sul sistema cardiovascolare in generale e sulla pressione arteriosa in particolare .

Comunque la comunità scientifica internazionale è concorde nell’affermare che una assunzione moderata di caffeina (all’incirca 300 mg/die) non sia dannosa. Anzi in una recente pubblicazione si afferma   che la caffeina non influenza l’andamento di una forma cronica di ipertensione, ma induce un lieve aumento della pressione arteriosa riscontrabile subito dopo l’assunzione della bevanda, aumento però che si esaurisce rapidamente.

La caffeina non si trova solo nel caffè, ma è presente in quantità più o meno elevate in altri alimenti e bevande.

                 Alimenti e Bevande                        mg

            Tè decaffeinato (una tazza)                   2

            Caffè decaffeinato (una tazzina)           7

            Cioccolata calda (una tazza)                  9

            Cioccolata al latte (g.100)                     26

           Caffè solubile (una tazzina)                  60

            Tè (una tazza)                                     67

            Cioccolata fondente (100 g)                  70

            Caffè espresso (una tazzina)                 90

            Caffè alla napoletana (una tazzina)        95

            Caffè americano (una tazza)               110

 

 

Inoltre quando si parla di caffè bisogna specificare di quale “tipo” si parla, infatti, in natura, ne esistono oltre 40 specie di caffè, ognuna delle quali presenta quantità di caffeina differenti (anche se le qualità più usate sono l’Arabica e la Robusta).

Per non parlare della preparazione.

In Italia viene preparato sotto forma di “espresso” in cui l’acqua viene a contatto con il caffè per brevissimo tempo rispetto alla preparazione all’Americana: questo limita l’assorbimento di caffeina.  

La caffeina, una volta assunta viene rapidamente metabolizzata ed escreta  con un’emivita pari a 3-7 ore.

L’effetto cardiovascolare più conosciuto è quello di far incrementare la pressione arteriosa che è maggiore e prolungata nei soggetti ipertesi. E’ opportuno sottolineare, però, che in uno studio in cui sono state esaminate varie centinaia di migliaia di individui, non sono state trovate differenze significative nei valori pressori sistolici e/o diastolici tra i consumatori di  caffè rispetto ad un altro gruppo che si asteneva, normalmente dall’assumere tale bevanda.

Un altro lavoro pubblicato su The American Journal of Cardiology,  dimostra che l’aumento della pressione arteriosa aveva un effetto maggiore negli uomini rispetto alle donne.

Un altro ancora conclude, tra l’altro, che un moderato consumo di caffè provocherebbe un effetto benefico sui vasi sanguigni determinando una specie di “ginnastica vasale”.

Conclusione: si può farne uso ma non abuso!

 

 

                                                            

 

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