L'ALIMENTAZIONE DEL BAMBINO IN ETA' SCOLARE

L'alimentazione del bambino rappresenta una parte pre­minente dell'Auxologia ed è condizione indispensabile per lo sviluppo eumorfico, inteso come differenzazione morfologica e funzionale con progressiva maturazione di vari organi ed apparati fino al raggiungimento della piena maturità dell'adulto.

0ggi i problemi dell'alimentazione del bambino debbono essere considerati in un contesto più ampio quale quello dell'ambiente (inteso non solo in senso fisico, ma anche socio-­culturale e psicologico). L'alimentazione costituisce un aspetto particolare dell'Ecologia (cioè della scienza che studia le relazioni degli organismi con l'ambiente ed il loro adattamento), base fondamentale dell'evoluzione e della sopravvivenza della specie.

Le società industrializzate, preda del consumismo in ogni campo tramite i mass media, tendono a favorire sempre maggiori consumi e quindi l'iperalimentazione.

Alla domanda che cosa può e deve mangiare il bambino, possiamo dare due tipi di risposta.

La prima di ordine prettamente scientifico, che è argomento del nostro incontro, e la seconda di ordine prettamente pratico.

Da un punto di vista pratico bisogna ricordare che l'esempio fornito dagli adulti, educa ad una corretta condotta alimentare.

Eppright osserva ”il bambino mangia in genere quello che mangia il fratello maggiore". Personalmente modificherei questo assioma con un altro: il bambino vuole mangiare (ed in genere mangia) ciò che vede mangiare dai propri genitori e questo è dovuto anche al fatto che il bambino tende ad imitare il comportamento degli adulti in generale e dei genitori in particolare (apprendimento per imitazione).

Pertanto il problema che assilla oggi la madre è da una parte la limitazione della scelta dei cibi, dall'altra lo scarso interesse da parte del figlio per il cibo.

Da quest'ultimo deriva il limitato consumo di frutta, di verdura, di latte e di carne con abuso nel consumo di dolci.

Si arriva così ad una alimentazione mal bilanciata che, a lungo andare, può portare ad uno stato di malnutri­zione, anche se è presente un margine di sicurezza legato alla possibilità di adattamento a differenti apporti alimentari sia da parte dell'adulto che del bambino, anche se quest'ultimo è più facilmente vulnerabile dagli squilibri o dalle carenze ali­mentari.

 

SCOPI DELL'ALIMENTAZIONE

 

Fabbisogno alimentare e fabbisogno energetico

 

Per fabbisogno alimentare si intende la quantità di quelle sostanze (organiche o inorganiche ) necessarie e capaci di mantenere l'organismo nello stato di salute fornendogli tutti i materiali essenziali per riparare le continue usure che i tessuti subiscono nello svolgimento delle attività vitali e per fornire una certa quantità di energia necessaria per il metabolismo basale (cioè per la circolazione, per la respirazione, per le funzioni ghiandolari, per il movimento del tubo digerente ecc.), per l'azione dinamico-specifica degli alimenti, per l'attività motoria, per il mantenimento della temperatura corporea e per il  giusto accrescimento (quello cioè che dipende dal potenziale genetico e dall'età del bambino).

Bisogna a questo punto precisare che un principio nutritivo non può essere espresso con un valore assoluto, in quanto esso varia non solo con l'età, la taglia, la velocità di crescita, il dispendio calorico per l'attività motoria del soggetto, ma anche in relazione agli altri componenti della dieta, a fattori genetici ed ambientali.

Per fabbisogno calorico o energetico si intende la quantità di energia necessaria e sufficiente per coprire i bisogni energetici di un individuo medio in buona salute, nel nostro caso il bambino nelle varie fasce d'età.

Il bisogno calorico nell'infanzia varia a seconda del­l'età, del sesso, del peso, o meglio della superficie corpo­rea. Varia anche notevolmente da soggetto a soggetto, per cui i valori proposti in assoluto vanno considerati (come ho già det­to) con una certa cautela ed approssimazione.

 

Per quoziente energetico (Q. E.) si intende la quantità di energia fornita dagli alimenti ed è riferita in genere al peso corporeo:

Formula Q. E.= Calorie/24 ore Peso (kg)

 

Il quoziente enernetico rappresenta la somma delle calorie necessarie per soddisfare varie esigenze dell'organismo:

a) Metabolismo basale

b) Termoregolazione

c) Lavoro muscolare

d) Accrescimento e riparazione delle perdite

e) Attività dinamico-specifica

a)     Il metabolismo basale varia a seconda dell'età, della superficie   

     corporea e della temperatura.

     Nel neonato è di                25-28 Kcal/mq/ora

     Nel primo anno di vita è di     60 Kcal/mq/ora

     Nell'adulto è di                      35 Kcal/mq/ora

 

b)    La termoregolazione è  più elevata nel neonato e nel bam­bino rispetto   

     all'adulto e ciò è dovuto alla minore efficienza dei meccanismi  

     termoregolatori ed al più elevato rapporto superficie/peso corporeo.

 

c) L'attività   fisica varia a seconda dell'età, del “temperamento” del

    soggetto e dell'ambiente in cui vive. Pertanto nel calcolare l'apporto

    giornaliero di energia si incorre in facili e grossolani errori.

    L'attività fisica, infatti, è il parametro maggiormente variabile,    

    perché più indipendente dal naturale controllo biologico.

 

c)     L'accrescimento comprende sia il valore calorico dei compo­sti 

     immagazzinati nei tessuti neo-formati sia le calorie necessarie per lo   

     svolgimento dei processi biosintetici.

 

d)     L'azione dinamico specifica degli alimenti nel lattante è minore che  

     nell'adulto, in quanto da una parte gli aminoacidi vengono degradati in  

     minor misura e dall'altra maggiormente utilizzati per i processi di   

     sintesi proteica necessaria all'accrescimento.

 

TABELLA I

Peso, statura di riferimento e metabolismo basale per la valutazione dei livelli di assunzione raccomandati per gli Italiani.

Nella tabella sotto riportata si può osservare che i valori del  “mantenimento” crescono con il progredire dell'età, mentre il bisogno energetico giornaliero per la crescita decresce fino a 10 anni, epoca in cui può avere un lieve incremento. Ma il bisogno energetico per la crescita giornaliero è molto modesto rispetto a quello per il mantenimento. Inoltre viene riportata la quota teoricamente disponibile per l`attività fisica (calcolata come differenza tra energia assoluta e bisogni per il mantenimento e la crescita).

(attività moderata)

 

La quantità di calorie necessarie per soddisfare il fabbisogno energetico è influenzata da diversi fattori quali:

- l'età

- il peso

- il sesso

- la costituzione fisica (normotipo, brachitipo, longitipo)

- l'attività fisica

- il clima (la temperatura media di riferimento è di 10 gradi.

                Per ogni 10 gradi in più,        il fabbisogno diminuisce

                del 5% ; per ogni 10 grado in meno del 3%).

 

 

RESA ENERGETICA

   Sappiamo che ogni alimento ha la sua resa energetica, cioè una determinata quantità di energia che viene liberata attraverso la digestione.

 La resa energetica viene normalmente espressa in “calorie” o meglio, in media:

 

RIPARTIZIONE DELLE CALORIE GIORNALIERE

 

Dalla maggioranza degli Autori viene consigliata nella seconda e nella terza infanzia la seguente ripartizione giorna­liera:

 

- Glicidi 59 %

- Protidi 12 %

                  - Lipidi         30 %

 

Tali ripartizioni possono essere influenzate da diversi fattori. Fattori etnici, socio-culturali, economici e da regione a regione.

Per esempio, nelle regioni ad economia più avanzata i valori riscontrati sono stati:

 

- Glicidi 50 %

                  - Protidi 15 %

                  - Lipidi         35 %

                           FABBISOGNO PROTEICO

 

Le proteine rappresentano costituenti fondamentali di tutti gli organismi viventi dove svolgono funzioni non solo plastiche ed energetiche, ma anche catalitiche difensive e di regolazione, data la natura essenzialmente proteica degli anti­corpi e di alcuni ormoni.

 

Dopo l'acqua, le proteine costituiscono la parte maggiore dei nostri tessuti fino al 18-19 % nell’adulto.

Le proteine sono composte di aminoacidi essenziali (in quanto l'organismo umano non riesce a sintetizzarli) e da acidi non essenziali (in quanto l'organismo può sintetizzarli in condizioni appropriate). Pertanto possiamo suddividerle in pro­teine biologicamente complete o animali (che contengono tutti aminoacidi essenziali) e proteine biologicamente incomplete o vegetali in quanto li contengono solo in parte.

 

Gli aminoacidi essenziali sono 2:

 -Treonima

- Lisina

 

Nel lattante, oltre ai suddetti, sono considerate essenziali l'Arginina e l'Istidina, in quanto non riescono a sintetizzarli ed una loro carenza può provocare un arresto dell'accrescimento ed un bilancio azotato negativo.

L'organismo non è in grado di assimilare le proteine come tali, ma esse devono essere prima scomposte in aminoacidi.

La quota ottimale proteica nelle varie fasce di età rimane l'argomento piu discusso della fisiologia della nutri­zione.

 L'adulto, infatti, può vivere in equilibrio azotato con         valori proteici di   di assunzione molto diversi, da 0.25 g Kg fino a cifre 5 volte superiori (Tremolieres 1971).

Nel bambino. invece, il problema è diverso in quanto con la nutrizione si deve assicurare un bilancio azotato positivo in grado di mantenerlo in buona salute e di permetterne l'accrescimento in maniera eumorfica.

 

IL Comitato Fao-Oms  ha introdotto un nuovo concetto, quello di Apporto proteico di sicurezza in funzione della quali­tà delle proteine della dieta con riferimento a quelle dell'uovo o del latte.

L’apporto proteico di sicurezza  “corrisponde alla quan­tità di proteine necessarie per coprire i bisogni fisiologici e mantenere in buona salute la quasi totalià delle persone del gruppo considerato, quindi è superiore al fabbisogno medio”. (FAO-OMS 1974).       

Per l’adulto è stato fissato a 0,57 g e O.52/Kg di peso corporeo, di peso, nell'uomo e nella donna espressi come proteine biologicamente complete (latte vaccino o uovo)”.

Si concorda con Maggioni e Turchetto (1974) che hanno ritenuto tali valori piuttosto bassi per età pediatrica ed hanno stabilito di elevarli di almeno il 2O %.

Il metodo più attendibile per valutare il Valore Biologico delle Proteine

è quello  di considerare “l'utilizzazione proteica netta” (NPU=Net Protein Utilization) data dal rapporto     

                  Azoto trattenuto nell’organismo / Azoto ingerito

 

In altre parole il valore biologico di una proteina “può essere valutato determinandone la composizione in aminoaci­di e comparando questa con la composizione in aminoacidi di una proteina di riferimento, a valore biologico noto” (es: proteine dell'uovo).

 

In questa maniera si può attribuire ad una determinata proteina “un punteggio” che esprime la misura del suo valore biologico.

N.P.U. di alcune proteine alimentari .

-Uovo intero       94

-Latte                 86

-Carne bovina      76

-Riso                   70

- Grano               61

-Patate               50

(*)Per bambini al di sotto di 6 mesi i valori sono espressi    come proteine del latte.

Se nella dieta del bambino introduciamo una quantità troppo elevata di proteine, può andare incontro ad anoressia, febbre, calo di peso, aumento dell'azotemia, con un aumento del bisogno idrico al fine di eliminare le scorie proteiche e mine­rali.

Tanto è vero che oggi si parla di “Situazione di pericolo” quando una      alimentazione iperproteica (specie nell'età neanatale o nei soggetti di basso peso), apporta valori troppo elevati di aminoacidi nel sangue con conseguente danno cerebrale.

Dopo il primo anno di vita, è consigliabile che solo il 1O-12 % delle calorie totali introdotte sia rappresen­tato da proteine. Di queste il 50 % deve essere di origine animale (ad alto valore biologico).

 

 

FABBISOGNO DEI LIPIDI

 

I lipidi svolgono prevalentemente una funzione energe­tica e pertanto potrebbero essere , in linea teorica, intersosti­tuibili.

 

I lipidi:

a) rappresentano la sorgente più concentrata di energia;

b) costituiscono il veicolo delle vitamine          liposolubili (A, D, E, K);

c) permettono l'introduzione nell'organismo degli acidi grassi essenziali  

    cioè di alcuni acidi grassi insaturi (linoleico, linolenico, arachedonico),

    indispensabili per la crescita e azione vitaminosimile.

 

L'acido linoleico sembra rappresentare, secondo studi più recenti, il fattore veramente essenziale.

La carenza di acido linaleio determina, specie nel lattante, un rallentamento della crescita, alterazioni cutanee di tipo eczematoso ed inoltre una diminuzione di apporto calori­co nella dieta.

Un eccesso di lipidi nella dieta, invece, può determi­nare: dispepsia, diarrea,  perdita di appetito, e, se associato ad una carenza relativa di carboidrati, tendenza alla chetosi.

I lipidi, oltre ad elevare sotto il profilo organolet­tico il sapore delle sostanze alimentari, facilitano il metabolismo dei carboidrati, stimolano le secrezioni digestive, favoriscono l'insorgenza della sazietà, poiché la loro perma­nenza nello stomaco, è più prolungata rispetto alle altre sostanze alimentari.

I grassi freddi (gelato) rallentano lo svuotamento gastrico mentre a temperatura adeguata, transitano nello stomaco in un tempo relativamente breve.

I lipidi debbono rappresentare almeno il 26% delle calorie totali giornaliere, quota che può salire fino al 30-33 % negli individui che esplicano un' attività pesante.

Per l'uomo adulto che svolge un'attività moderata e che vive in un clima temperato, la quota giornaliera corrisponde a circa 1 g/Kg/die, vale a dire a circa 70 g al giorno.

Nel bambino invece, il fabbisogno lipidico è notevol­mente superiore. Infatti nel lattante si aggira  sui 3-5 g/Kg/die, mentre nel bambino più grande si passa a 2-3 g/Kg/die. Ciò dipende dal fatto che nel neonato e nel bambino fino al II anno di vita, l'assorbimento intestinale dei lipidi è incompleto, con un  coefficiente di assorbimento che varia dall'85-90 %. mentre invece nell'adulto dal 95-99 %.

 

FABBISOGNO LIPIDICO GIORNALIERO

 

Lattante 3-5 g/Kg/die

Dopo il II anno 2-3 g/Kg/die

Adulto 1 g/Kg/die

 

 

FABBISOGNO DI GLICIDI

I glicidi sono classificati in:

 

- Monosaccaridi o zuccheri semplici (glucosio, fruttosio, galat­tosio).

- 0ligosaccaridi formati dall'unione di   2-1O molecole di monosaccaridi.

 

Il saccarosio è costituito da glucosio + fruttosio.

Il lattosio-da galattosio +glucosio.

Il maltosio da glucosio+glucosio.        

 

- Polisaccaridi costituiti da migliaia di molecole monosaccaridi: il più importante è l'amido presente nel pane, nella pasta e in numerosi altri alimenti di origine vegetale. La cellulosa (che è un polisaccaride di origine vegetale, pur essendo indigeribile e quindi inutilizzabile dall'uomo) svolge un'importante funzione fisiologica, nel senso di contribuire a regolare la motilità intestinale.

 

I glucidi svolgono nell'organismo varie funzioni:

 

1) sono fornitori di energia

2) sono sostanza di riserva, specie sotto forma di glicogeno

                  3) sono componenti essenziali della cellula (DNA-RNA).

 

Nel lattante alimentato al seno i glicidi costituiscono circa il 37-38% di calorie sotto forma di lattosio.

Nel bambino allattato artificialmente con latte vaccino diluito o con latte in polvere si arriva a valori molto maggiori (58-71 %).

Nel bambino più prandicello il lattosio rappresenta circa il 7-1O % dei carboidrati della dieta, il saccarosio il 25-­3O %, l'amido e le destrine il 50-60 %.

 

Il fabbisogno dei carboidrati nel bambino della I e II Infanzia si aggira sui 10 g/Kg/die, mentre nell’ età successiva si arriva a 15 g/Kg/die.

 

Lo scarso apporto alimentare di glicidi conduce a che­tosi, ipoglicemia, perdita di peso, faticabilità.

Oltre alle proteine, ai lipidi e ai carboidrati, nella dieta del bambino devono essere presenti le vitamine, le sostan­ze minerali suddivise in elementi massivi come il sodio, il potassio, il calcio, il magnesio, il fosforo e lo zolfo e oligoe­lementi, quali lo zinco, il rame, il fluoro e così via.

 

CONDOTTA ALIMENTARE

Per essere corretta un'alimentazione deve comprendere il maggior numero possibile di cibi. Si deve mangiare di tutto purché le sostanze contenute nei cibi siano proporzionalmente equilibrate tra di loro e purché l'apporto calorico non si discosti, in eccesso o in difetto, dal fabbisogno giornaliero.

La razione alimentare giornaliera è bene che venga ripartita in questo modo:

Colazione       25 %  delle calorie totali

Pranzo     35-4O %     “      “           “

Merenda        1O-15 %  “     “           “

Cena              25-3O % ”  “          “

Ripartire la razione alimentare in pasti è fuor di dubbio la forma più razionale per una corretta dieta al fine di conseguire il miglior rendimento fisico e la maggior concentra­zione attentiva.

La merenda del pomeriggio deve rappresentare uno “spuntino” e deve essere facilmente digeribile. Se poi il bambino ha molta fame si anticiperà la cena.

 

Proviamo a schematizzare una dieta che fornisca tutti principi nutritivi essenziali:

 

Colazione : latte, miele o marmellata, pane o biscotti.

Pranzo : pasta o riso, carne, formaggio, vegetali, frutta, pane.

Merenda: latte con pane tostato o biscotti o fette biscottate con

                marmellata o miele, oppure uno yogurth.

Cena    : minestra,   carne o Pesce o uova o formaggio o prosciutto,

                verdura e frutta.

 

Durante le prime fasi dell'età evolutiva fino all'età prescolare e parte dell'età scolare, è bene che sia evitato, o comunque limitato l'uso di particolari alimenti quali:

Bevande gassate o fredde

Alcoolici

Caffe`

Cioccolato o grassi animali

Carni insaccate o salumi

Carni troppo grasse

Cibi in scatola

Selvaggina

 

Nella dieta è bene che sia presente una sufficiente quantità di fibre vegetali contenute nella frutta e nella verdu­ra, le quali (sebbene indigeribili ed inutilizzabili da parte dell'organismo umano) svolgono una importante funzione fisiologi­ca: contribuiscono a regolare la motilità intestinale.

Per questo sono da evitare i succhi di frutta e le spremute di agrumi o di pomodoro perché forniscono esclusivamen­te acqua e glicidi senza un adeguato apporto di fibre.

 

E’ ormai noto che l'età scolare rappresenta il momento più delicato per la socializzazione e per lo sviluppo psico­fisico del bambino. Con la refezione scolastica si può dare un indirizzo per una corretta alimentazione impartendo un'educazione igienico-sanitaria non solo ai bambini ma anche ai genitori.

 

L'anoressia riscontrata nei bambini tra i         2-5 anni deriva da vari fattori:

 

- ansia esagerata nell'ambito familiare che può nascere nei genitori

  quando il bambino non mangia con entusiasmo;

- eccessiva confusione dei ruoli (madre, nonni ecc.) al         momento del

   pasto;

- pasti troppo affrettati;

- avversione da parte di qualche familiare per un cibo. ecc.

 

Pur di nutrire il proprio figlio la madre ricorre a qualsiasi espediente: offerte di dolci, di cioccolata, di carni insaccate ecc...

Se il bambino accondiscende a nutrirsi, molte madri aumentano l'offerta di cibo. Ciò conduce all'iperalimentazione (quantitativa e qualitativa), primo passo verso l'obesità.

 

Le prime manifestazioni di obesità si hanno, general­mente, nei primi anni di vita. Questa perché il bambino è considerato quasi un oggetto, a volte indesiderato o troppo de­siderato: la somministrazione di cibo diviene casì una dimostra­zione d'amore da parte dei genitori, specialmente della madre, mentre per il bambino un potente mezzo per attirare l'attenzione su di sé di chi lo circonda, un modo di imporre la sua presenza.

FATTORI EREDITARI DELL’ OBESITA’

 

1O %    dei bambini obesi hanno genitori normali

4O-5O %      “        “        “   un genitore obeso

oltre l'8O %  “        “        “   entrambi i genitori obesi

 

Ed bambini obesi (secondo Albeaux-Fernet) hanno questo destino:

- il 40 % restano obesi o disadattati

- il 25 % diventano normali, ma presentano disturbi psichici

- il 20 % pur restando adiposi, subiscono dei processi di adatta­mento

   normalizzando la loro psiche

- il 15 % raggiungono una normalità sia somatica che psichica.

LA MALNUTRIZIONE NELL'ETA` SCOLARE

 

La malnutrizione può essere “quantitativa” quando è presente uno scarso apporto di tutti gli alimenti, “qualitativa” quando esiste un alterato rapporto fra i singoli costituenti alimentari con conseguente deficit od eccessi.

Affaticabilità, rilassatezza, astenia, agitazione, irrequietezza, sono i primi sintomi della malnutrizione, mentre il peso può rimanere pressocché mormale.

A questi possono accompagnarsi anoressia, dispepsia e stipsi.

I bambini malnutriti mostrano in genere scarsa atten­zione e deficiente rendimento scolastico; possono facilmente presentare disturbi a carico degli apparati gastro-intestinale e respiratorio.

L'ipotonia e l'ipotrofia muscolare fa assumere al bambino la cosiddetta “posizione di stanchezza” con viso pallido, colorito terreo ed occhi alonati.

E’ frequente un'anemia ipocromica e, quando la malnutrizione si prolunga nel tempo, si può presentare un ritar­do dello sviluppo osseo (epifisario), irregolarità nella denti­zione e ritardo puberale.

Il trattamento del bambino malnutrito, è inutile dirlo, dovrà basarsi sul riequilibrio (qualitativo e quantitativo) degli alimenti preferibilmente programmandogli una dieta persona­lizzata.

 

E’ problematico redigere una dieta adeguata a soddisfare i bisogni nutritivi dei soggetti in età prescolare  in quanto (come si è già detto) ogni bambino ha “bisogni nutrizionali personali”, soprattutto per il dispendio energetico occorrente per l’ attività motoria. Inoltre la maggiore o minore appetibilità del cibo che gli viene offerto, può provocare una risposta differente da bambino a bambino. Oltre ciò non si può sottovalutare l'importanza della socializzazione.

 

Nell’ impossibilità pratica di stabilire un piano die­tetico generale che rispetti le esigenze nutritive del singolo, si è giunti alla formulazione di una Dieta Standard basata sui fabbisogni dei singoli alimenti.

Parlando di fabbisogni è bene distinguere un bisogno nutrizionale “raccomandato" od ottimale, per il mantenimento di un buono stato di salute, da un bisogno “minimo” che rappresenta “la quantità” minima di ciascuno dei principi costituenti nutri­tivi sufficienti a prevenire (in tutti gli individui classificati per età, sesso ed attività fisica di un determinato gruppo) i segni clinici di carenza.

Nell'ambito del Progetto Finalizzato del C.N.R. "Medicina preventiva e riabilitativa”, uno studio condotto sulle abitudini alimentari della popolazione scolastica milanese, ha dimostrato che la dieta dei bambini è molto lontana da quella ideale.

 

I dati rilevati dalla ricerca sono stati i seguenti:

 

1) L'apporto calorico gionaliero è superiore alla media consigliata

2) La percentale calorica fornita dalle proteine e dai grassi è superiore

    a quella consigliata

3) La quota glucidica percentuale è inferiore, mentre gli zuccheri

    semplici sono in percentuale troppo elevata rispetto a quelli complessi

     (35 % invece del 15 % consigliato)

4) Il rapporto acidi grassi insaturi/acidi grassi saturi è   sproporzionato

     in favore di questi ultimi

5) L'apporto di colesterolo         supera abbondantemente  quello consigliato

6) Numerosi sono gli "spuntini" e i "fuori pasto­

7) Le calorie fornite         in più sono rappresentate da glucidi semplici e

    grassi saturi.

 

La stessa situazione è stata riscontrata in molte altre città italiane ed in altri paesi industrializzati quali la Francia, gli Stati Uniti ecc.

 

CALORIE DA SOMMINISTRARE

 

La quantità di calorie da somministrare sarà:

 

-Scuola materna      800 calorie circa di cui:

                       Proteine g 18       lipidi g 27    glicidi g 120

 

-Scuola Elementare 1.000 calorie circa di cui:

                      Proteine g 23       lipidi g 34    glicidi g 150

 

-Scuola Media            1.200 calorie circa di cui:

                      Proteine g 30       lipidi g 42    glicidi g. 180

 

 

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