ALLERGIA AL LATTICE

 

Nell’America Centrale e Meridionale, in Africa, e nel Sud dell’Asia si coltiva una pianta tropicale (Hevea Brasiliensis), la quale al termine del suo sviluppo diventa un albero, chiamato Albero delle Gomme.

    Dall’incisione del tronco si ricava un fluido vischioso, lattiginoso (caucciù) che contiene il 33 % di gomma, il 2 % di resina, l’1,8 % di proteine (podofillina) ed il restante 35 % circa di acqua.

   Manipolando questo liquido lattiginoso (Latex, latice, lattice) e aggiungendo vari “additivi” (antiossidanti, stabilizzanti, acceleranti, vulcanizzanti), si possono ottenere vari prodotti con caratteristiche diverse anche se sostanzialmente simili. Sono   tutti “prodotti di gomma”.

    Forse il più conosciuto è quello con cui si “fabbricano” le gomme degli autoveicoli il cui scopritore fu l’americano Goodyear nel lontano 1930.

     Da allora ad oggi l’impiego della “gomma naturale” è andato costantemente aumentando entrando a far parte di numerosi oggetti di uso quotidiano. Se ne contano più di 40.000.

    Ma intorno agli anni 80, si sono verificate, dapprima poche ed isolate poi sempre più frequenti, manifestazioni “irritative” della pelle poi attribuite a  “reazioni di tipo allergico”. Si trattava di una nuova forma di allergia: l’allergia al lattice!

    I primi in cui si è manifestata  tale sindrome sono stati proprio i medici ed il personale infermieristico che avendo cominciato ad usare sempre più frequentemente i guanti di gomma e/o i prodotti della gomma naturale, si potevano sensibilizzare al lattice e successivamente, stando sempre a contatto con l’antigene allergizzante, potevano manifestare allergia.

  A partire dagli anni 90, sono state condotte indagini proprio sul personale sanitario  (che usa inevitabilmente i guanti di gomma) ed i risultati hanno rivelato che circa il 5-15 % presentava nel sangue  anticorpi “antilattice”. In altre parole, sia i medici che gli infermieri anche se non manifestavano i sintomi dell’allergia, ne erano affetti, cioè erano dei “malati asintomatici”.

    Il fatto più allarmante è la dispersione nell’aria di allergeni  del lattice (capaci cioè di provocare una reazione allergica ai soggetti sensibilizzati) derivati dall’attrito delle gomme degli autoveicoli sull’asfalto e che, disperdendosi nell’aria, se inalati da un soggetto sensibilizzato al lattice, possono provocare un broncospasmo.

    Ma il fenomeno ancora più inquietante è stato il riscontro che i soggetti che presentano un’allergia al lattice, potrebbero presentare una “cross-reattività”, cioè delle reazioni crociate con alimenti che derivano da piante quali gli ortofrutticoli e i legumi.    

    Questo fenomeno viene per ora chiamato “Sindrome del lattice-frutta”. Dico per ora perché gli studi si susseguono ed aumentano in maniera esponenziale in tutto il mondo, sia perché è un campo relativamente nuovo, sia per “l’intreccio degli allergeni  tra gomma e prodotti ortofrutticoli” e sia  infine per la grande diffusione che c’è in tutto il mondo dei prodotti di gomma.

 

    Quindi il soggetto che presenta un’allergia al lattex può, dico può, nel 50-70 %  dei casi, presentare un’allergia ad alcuni frutti, non solo alla banana, all’avocado, alla castagna, ma anche al kiwi, alla papaia, alla pesca, all’albicocca, alle ciliegie, all’uva, all’ananas, al frutto della Passione, alla patata, al pomodoro.

    Ma non finisce qui!!

    In tutta Europa fa bella mostra di sé in molti  appartamenti una pianta verde: il Ficus Benjamina. Ebbene se questa pianta viene  vulnerata, tagliata, ferita, emette dal suo arbusto una secrezione biancastra contenente delle proteine.

    Questa secrezione, asciugandosi, libera le proteine in essa contenute le quali disperdendosi nell’ambiente, possono - se inalate - provocare la Sindrome dell’allergia al latex (Latex fruits Syndrome).

    Ora siccome non c’è nessun legame tassonomico (cioè sono piante appartenenti a  classi vegetali diverse) tra “l’albero della gomma” e “il Ficus Benjamina”, si è pensato che queste piante possano emettere un enzima, ricco di proteine, (chiamato chitinasi)  che potrebbe provocare “il fenomeno allergia”.

    Ma  cosa è questo enzima?

E’ una sostanza di difesa della pianta che  quando viene aggredita da funghi, insetti ed altro, emette questo enzima che riesce a “sciogliere” la “chitina” che è la componente strutturale di moltissimi funghi, non solo, ma  è  anche la componente principale della corazza di numerosi insetti. Quindi quando la pianta viene aggredita da funghi, da insetti o da quant’altro, o comunque quando “viene offesa” o meglio ancora quando si trova in una “situazione di stress”, reagisce difendendosi con l’emissione di questo enzima.

E questo enzima può scatenare la Sindrome allergica.

Questo enzima, ripeto, si chiama “chitinasi 1”, simile  ma non uguale alla “chitinasi 2” che è un altro enzima che può essere liberato dopo stress dagli ortaggi come  pomodori, patate, carote…ed anche questo…

Che sia una rivincita del mondo vegetale alle “offese” che riceve dall’uomo?

 

    Ma ritorniamo all’allergia al latex!

 

La frequenza nei bambini si aggira intorno al 3 %, ed è maggiore nei bambini che presentano già un’allergia.

Ma i soggetti più colpiti fino ad ora sono:

- quelli che si trovano prevalentemente a contatto con “oggetti di gomma”, dal personale sanitario, quindi, per l’uso  continuo di guanti (anche se oggi sono in gran parte sostituiti con altro materiale), ai giardinieri, al personale addetto alle catene alimentari ecc…cioè soggetti che si trovano costantemente a contatto con oggetti di gomma. Il sesso femminile risulta più colpito.

-  bambini che utilizzano  ripetutamente, cateteri, cerotti, o bendaggi contenenti lattice.

- bambini allergici alle proteine del latte vaccino o ad altre sostanze alimentari che contengono allergeni simili a quelli del latte o comunque  cross-reagenti.

 

Questi sono i sintomi:

- reazioni cutanee allergiche, con arrossamento e prurito sul dorso della mano e delle  

  dita (dermatite da contatto locale o generalizzata).

- orticaria

- reazioni allergiche da inalanti: - rino-congiuntivite

                                                    - broncospasmo

-  angioedema

 

 Come si pone la diagnosi?

-         con i test cutanei (prick test, Patch-test, Prick by Prick, Glove test)

-   Rast

 

Quali sono quindi le precauzioni che si devono prendere?   

Semplici ma complicate nello stesso tempo. Mi spiego. Semplici perché non bisogna far stare a contatto con oggetti di gomma il soggetto allergico. Per contatto intendo sia quello diretto che indiretto (se il bambino – o l’adulto – è “fortemente allergico”)

Complicato perché, come ho già scritto, sono più di 40.000 gli oggetti di gomma o contenenti gomma…

Il bambino sano appena nasce ne viene a contatto, pensiamo al ciuccio, al biberon, a palle, pallette, palloni e …palloncini che si  invita, quando è più grande, a gonfiare con la bocca) per non parlare del materasso e dei giocattoli…

Il bambino malato è maggiormente esposto per i ..cateteri, maschere, bende elastiche. Materiale per intubazioni e gli stessi guanti degli operatori sanitari…

E l’abbigliamento? Le tanto amate scarpette di gomma amate da tutti! (a proposito avete notato che stanno scomparendo le scarpe la cui pianta è di cuoio?) stivali, stivaletti, pinne, maschere subacquee, materassini…

E gli oggetti domestici? Dai famosi guanti di gomma (che si usano non solo per le pulizie domestiche ma anche per la preparazione degli alimenti) alle tende per docce, alle borse per l’acqua calda, agli adesivi, agli elastici, alle colle, agli isolanti, alle guarnizioni varie, alle gomme per cancellare, ai francobolli e ai …pneumatici degli autoveicoli.

E da grande anche i “condom e i diaframmi”..

E qui mi fermo perché l’elenco è troppo lungo!

Saranno i genitori che dovranno “scoprire quanti “oggetti” hanno in casa e che sono costruiti o contengono il “materiale incriminato”, e allontanare più o meno gli oggetti secondo il grado dell’allergia”

       Se un soggetto è allergico al lattice è bene che lo segnali  prima di ogni  intervento medico chirurgico (compreso dentista e ginecologo) per la possibilità  che ne venga a contatto (intubazione, maschere, cateteri, anche gli stessi guanti degli operatori).

       Anzi da alcuni Autori si sta sostenendo l’utilità non solo di avvertire il proprio medico curante ma anche di avere tra i propri documenti personali un tesserino che ne attesti la “positività al latex”.

 

 

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