BAMBINO OBESO

 

Fin dai primi giorni di vita il problema che sembra maggiormente assillare le mamme  e  tutte  le persone che si occupano della salute del neonato, è quello del peso:  misurare il peso   ogni mattina  o dopo ogni pasto, è  il momento  che attrae l’attenzione di   tutto l’ambiente che circonda il neonato.

Ogni aumento di peso è considerato un momento  altamente gratificante per  il suddetto ambiente; è un’attenzione quasi maniacale; e, Dio non voglia, se un giorno l’ago della bilancia fa riscontrare un aumento di peso inferiore al previsto; tale evenienza è vissuta, solo da alcuni per fortuna, in maniera drammatica.

Tuttavia tanta scrupolosità, se il più delle volte assicura al neonato ( ed in seguito anche al bambino più grandicello) uno sviluppo non deficitario, non impedisce l’insorgere del problema opposto e cioè quello di un eccesso di peso.

La maggior parte delle madri si sente rassicurata se il bambino cresce, anzi  è maggiormente rassicurata se l’aumento del peso è più del normale. Non importa se è troppo, anzi il troppo per lei non è un evento negativo, anzi di questo  si sente altamente gratificata e può diventare  oggetto  di  argomento  nel descrivere le note positive di suo figlio.

Se poi il Pediatra  si comporta come si dovrebbe comportare,  con franchezza nell’esprimere  il giudizio non completamente positivo per il troppo peso, ma prospetta alla madre i rischi che il troppo peso comporta, tale medico viene classificato come il moderno Cassandra. A questa disposizione mentale ha contribuito tutta una serie di fattori storici e  culturali.

Da sempre nell’immaginario collettivo il bambino è rappresentato come “ paffuto”. Angioletti, amorini e financo il Bambino Gesù sono scolpiti o dipinti  con rotoletti di grasso che ne forniscono una immagine tenera , accattivante.

E’ vero, un bambino paffutello è bello a vedersi, dà un’idea della salute forse come retaggio dei tempi in cui era difficile coniugare il pranzo con la cena: e ancora, il bambino grassoccio evoca istintivamente simpatia, è solitamente più estroverso e socievole e   la madre si vanta definendolo “grasso come un porcello e forte come un torello”.

A nulla valgono  le affermazioni del medico che mettono in guardia la mamma  sui rischi che il soprappeso comporta per il proprio bambino; li può enumerare uno ad uno, ma la mamma, dopo averlo ascoltato, ne rimane forse convinta, ma poi  è troppo grande la gioia che prova nel vedere che il proprio figlio mangia, a volte qualsiasi cibo, che non può fare a meno di assecondarlo nelle sue preferenze, nei suoi capricci, nella sua ingordigia.

Soltanto quando amici, conoscenti, parenti fanno notare l’eccessiva mole del bambino, solo allora  i genitori si rivolgono al pediatra per  timore che ci sia “qualche ghiandola che non funziona”. Lo stesso discorso vale anche quando notano che il pene del proprio bambino ha un volume molto ridotto  in quanto affossato nella massa  di grasso che si trova nella regione pubica, e quando  ricevono l’assicurazione  che le “ghiandole ormonali” non hanno  alcunché di patologico e tutto funziona bene, allora  si sentono rasserenati e   tutto torna come prima.

Non si riesce a far capire che proprio allora  sono già iniziati i problemi e che qualora non venissero affrontati e risolti  si potrebbe andare incontro a delle grosse alterazioni sia fisiche che psichiche.

Secondo Albeaux-Fernet, i bambini obesi hanno questo destino:                       il    

    il 40 % restano obesi o disadattati; 

    il 25 % diventano normali, ma presentano disturbi  psichici;   

    il 20 % pur restando adiposi, subiscono dei processi di adattamento 

               normalizzando la loro psiche;  

    il 15 % raggiungono una normalità sia somatica che psichica.

Se tali dati sono validi, e penso che lo siano, come ritengo che sia valida l’alta percentuale di obesi (o in sovrappeso) che si riscontra nei nostri ragazzi, si può dedurre quale nuova preoccupazione procurino i giovani “ dell’era industrializzata”, e quale nuovo problema devono affrontare e risolvere non solo gli studiosi, che hanno a cuore  lo sviluppo eumorfico dei giovani, ma quanti hanno a cuore la collettività in generale.

Non  è facile tutto questo: il bombardamento pubblicitario di  ogni sorta di merendine, ovetti, cioccolatini, bibite, gelati (vere “bombe caloriche”) e tutte le leccornie possibili ed immaginabili, invogliano il bambino a ”piluccare” tutto il giorno ed invitano i genitori a somministrarli definendo i loro prodotti come “fonte di energia” con buona pace dei programmi dietetici che, se fortemente voluti, potrebbero finire per essere vissuti come punitivi.

Contro una pubblicità così martellante, come in questi ultimi anni, si può far poco!

Non è sufficiente la voce  del Pediatra e del Medico di base se non si ha la massima collaborazione, comprensione  della famiglia, della scuola,  dei “nonni” (cosa non farebbero per avere più affetto da parte dei loro nipotini…) e di tutto l’ambiente nel quali vive il bambino.

Le cause del soprappeso sono tante, ne posso citare qualcuna, ma non certo tutte. Congressi, libri, corsi di aggiornamento hanno trattato tale argomento….

Forse la causa principale è che “si mangia troppo rispetto a quanto si consuma !”

Quindi oltre al mangiare è la riduzione dell’attività fisica uno dei problemi maggiori.

Il bambino in soprappeso  si “muove” poco rispetto ai coetanei normopeso.

I bambini trascorrono gran parte delle ore extra scolastiche o seduti davanti ad un tavolo dove svolgono i loro impegni scolastici o davanti ad un computer con la loro play station oppure davanti alla televisione, specialmente quest’ultima condizione, rende i bambini ipoattivi e recettivi e induce, con il messaggio pubblicitario, errori alimentari.

Esistono inoltre una serie di cofattori, quale causa del sovrappeso, tra cui possiamo citarne solo alcuni.

- i fattori genetici (oltre  alle  sindromi congenite).

Se i genitori sono di peso normale il rischio di sovrappeso (e di obesità) nei figli è pari al 3-4 % mentre questo rischio sale al 40 % se un solo genitore è obeso e all’ 80 % se entrambi i genitori sono in sovrappeso.

-Tuttavia esiste un ruolo dei fattori ambientali . Per dimostrare l’influenza dell’ambiente,  basti pensare che un bambino anoressico (che si nutre cioè con scarso o nessun entusiasmo) si nutre più volentieri o comunque risolve in parte il suo problema se viene inserito in una famiglia di “ mangiatori”.

-Un altro fattore favorente l’insorgenza dell’obesità è lo stato socio economico della famiglia.

Nelle classi sociali meno agiate  l’obesità è 7 volte più frequente ed interessa soprattutto le femmine.

Anche fattori psicologici giocano un ruolo importante nel determinare o mantenere l’obesità. Si può riscontrare il 15 % di sovrappeso o di obesità in famiglie in cui vi sono  conflitti tra genitori,comportamenti educativi erronei (iperprotezione materna) oppure in bambini che hanno avuto nei primi tre anni di vita lutti o gravi malattie tra i familiari.

I fattori psicologici, secondo il mio punto di vista, assumono una grande importanza  nell’alimentazione.

Questo è un discorso che a molti, forse, non piacerà, ma non è detto che tutti i discorsi che si fanno possono piacere a tutti.

 

 

L.M.P.