Birra e Allattamento

…Allatto! È vero che la birra…

(domanda giunta via e mail nel giugno del 2002).

Fin dall’antichità numerose sono le testimonianze che alle donne gestanti e più tardi anche alle nutrici, veniva consigliato di bere piccole quantità di birra.

Il culto del vino e della birra era raffigurato in Dionisio in Grecia e in Bacco nell’antica Roma.

Durante il XVI secolo il vino addirittura assunse il nome di “aqua vitae” per mettere in risalto l’associazione tra il vino e la salute e quindi il benessere. di una persona

Solo durante il XIX secolo, con l’esplosione industriale, il consumo di alcolici comincia ad essere considerato sotto altri punti di vista, sia per il rapido incremento della sua diffusione sia per il numero sempre maggiore di decessi che si potevano attribuire o, comunque, sospettare che derivassero dall’esagerata ingestione di bevande alcoliche, tanto che durante la seconda decade dello scorso secolo fu varata, in U.S.A. la legge “Dry Law” che proibiva non solo la produzione ma anche il consumo delle bevande alcoliche.

Intorno al 1940 comunque, la birra veniva ancora consigliata alle gestanti e alle nutrici attribuendo specie in queste ultime, un effetto galattogogo (cioè capace di far secernere una maggiore quantità di latte) e questo perché, forse, in Italia il vino e (nelle regioni settentrionali) anche la birra, facevano parte integrante della cultura e dell’economia.

Poi le cose sono cambiate anche in Italia, anche se il consumo quotidiano del vino è andato diminuendo ( secondo dato ISTAT nei soggetti di sesso maschile il consumo quotidiano superiore al mezzo litro per pasto è sceso dal 12,2 % del 1995 al 9,8 %) si è constatato che sempre nel nostro Paese, un abuso di alcol determina o comunque è responsabile di oltre 30.000 morti all’anno )ultimi dati EURISPE 2000). In concomitanza con questi fatti si è continuato a studiare se fosse ancora possibile consigliare alle gestanti e alle nutrici l’assunzione di “giuste quantità di vino e/o di birra”. Anche perché il fenomeno dei consumi “eccedentari”, cioè il consumare una quantità superiore di alcol “permessa” nei soggetti di sesso femminile è apparso in controtendenza cioè in crescita! Secondo dati emersi (Istituto Superiore di Sanità-OSSPAD su dati ISTAT) è risultato in netto aumento (dal 1995 al 2000 si è riscontrato un incremento dell’8,7 %) il numero di bevitrici che dichiaravano di bere più di mezzo litro di vino al giorno.

Si sono fatte delle considerazioni dopo esserci poste delle domande.

Ma cos’è l’alcol?

  1. Non è un alimento.
  2. Produce solo calore (calorie vuote).
  3. Non è un digestivo.
  4. Produce un’azione irritante sulla mucosa dello stomaco (specie se lo stomaco è vuoto).
  5. Non è un cardiotonico, A piccole dosi produce solo un benefico effetto sulle coronarie!

L’alcol etilico (o etanolo) si ottiene mediante la “fermentazione” di zuccheri o di amidi di origine vegetale (vino, birra e sidro). Oltre che dalla fermentazione l’alcool etilico può essere prodotto attraverso la “distillazione” (Grappa, Whiskey ecc.). In quest’ultimo processo il contenuto di acqua e di inquinanti viene progressivamente eliminato fino ad ottenere un grado di concentrazione di alcol molto elevato.

Nell’organismo umano l’alcool viene assorbito molto rapidamente attraverso il tubo digerente (attraverso cioè la mucosa dello stomaco prima e dell’intestino poi) senza andare incontro a processi metabolici.

L’alcool così assorbito arriva al fegato dove viene per il 90%, metabolizzato. L’assorbimento dell’alcol, inoltre, è totale ed estremamente rapido, inizia dopo 15 minuti e viene completato dopo 45 minuti dall’ingestione.

La sua presenza si può riscontrare dopo 5 minuti dall’ingestione e raggiunge la sua massima concentrazione tra i 30 minuti e le due ore. Il passaggio nel sangue è tanto più rapido quanto più elevata è la sua concentrazione alcolica, mentre è minore se la stessa quantità di alcol viene diluita nel tempo.

Un individuo adulto sano di 70 Kg di peso circa, può metabolizzare 6 g di alcool l’ora ! Che corrispondono a circa tre bicchieri di vino! Bisognerebbe, quindi, dare la possibilità al fegato di metabolizzare la quantità di alcol ingerita prima di ingerirne dell’altra. Bisogna, quindi bere con moderazione, cioè non solo rientrare nei limiti (cioè bere poco) ma anche non bere in maniera ravvicinata! (permettendo cioè al nostro fegato di metabolizzare l’alcol ingerito). I superalcolici (Grappa Whisky ecc.) che hanno una concentrazione molto alta di alcol e che vengono ingeriti fuori-pasto e quindi a stomaco vuoto, è bene che siano “guardati” con una certa circospezione, perché viene somministrata al nostro organismo una quantità di alcol in uno stomaco vuoto!!!

Se poi questo individuo ingerisce una quantità superiore, la quantità bevuta in eccesso supera la barriera emato-encefalica e può raggiungere ogni organo, anche il cervello.

Durante la gravidanza un elevato consumo di alcool (a volte è sufficiente una sola “sbornia”) può causare al nascituro, la tanto temuta “sindrome feto-alcolica” che consiste in un ritardo dello sviluppo degli arti, del volto e grave deficit mentale.

Come ho già accennato nella donna che allatta si è continuato fino a qualche decennio fa a suggerire l’assunzione di vino e di birra (in quantità moderate) in quanto si continuava a pensare che questi agevolassero la produzione di latte.

Questo perché specie nelle birre europee non pastorizzate, si trovano una certa quantità di vitamine del gruppo B (… ma queste vitamine sono presenti in notevoli quantità anche in alcuni alimenti!).

Studi condotti in America prima e subito dopo anche negli altri Paesi tra cui l’Italia, sugli effetti dell’alcool sui bambini allattati al seno, hanno dimostrato che se la madre assumeva dell’alcool questo produceva (come fenomeno collaterale) una modificazione dell’odore del latte materno ed il bambino lo succhiava con più voracità!

Studi successivi hanno però dimostrato che il bambino succhiava, sì, più voracemente ma smetteva di succhiare prima del termine della poppata tanto che la quantità di latte ingerito risultava essere inferiore a quella che succhiava quando la mamma non ingeriva delle sostanze alcoliche (birra). In altri termini: mangiava di meno pur succhiando più voracemente!

Tale fenomeno deriva dal fatto che l’alcool ingerito dalla nutrice passa nel latte e da questo nel lattante, nel quale, una volta assorbito, supera la barriera ematoencefalica, giunto al cervello, “altera” i centri della fame e della sazietà.

Ulteriori studi hanno dimostrato che se la mamma beve birra analcolica il bambino non modifica la suzione e ingerisce la giusta quantità di latte. Da ciò si è dedotto che è l’alcol che produce tale effetto!

Nel 1981 la rivista medica Lancet riportava uno studio in cui si dimostrava che l’alcol (contenuto in una giusta “porzione” di vino o di birra) ingerito da una nutrice determinava un aumento della prolattina nel sangue della donna dopo 30 minuti dall’assunzione. La prolattina è l’ormone che favorisce la “produzione” del latte!

Successivi esperimenti (condotti questa volta su ratti) hanno contraddetto tale teoria, anzi è stato constatato che sia la prolattina che l’ossitocina (altro ormone che favorisce anche se indirettamente, la “produzione” del latte) non venivano influenzati dall’ingestione di alcol da parte della nutrice…anzi il loro livello nel sangue diminuiva. Quindi si otteneva un effetto contrario!

Se una madre che allatta beve una sostanza alcolica, l’etanolo viene eliminato anche attraverso il latte! E tanto maggiore sarà il peso della madre tanto minore sarà il tempo per eliminare l’alcol dal suo organismo.

Quindi se una madre che allatta è “minutina”, cioè ha un basso peso, il tempo per metabolizzare l’alcol sarà piuttosto prolungato.

Recenti studi dimostrano che l’esposizione all’alcol attraverso il latte materno può compromettere lo sviluppo neurologico del neonato. In particolare è stato dimostrato che il punteggio dell’indice di sviluppo psicomotorio era inferiore nei neonati esposti ad alcol durante l’allattamento rispetto a quelli non esposti a tale sostanza ed è stata evidenziata una correlazione positiva tra dose di etanolo assunta dalla madre e risposta (riduzione dell’indice psicomotorio) nel neonato.

Un altro studio ha mostrato che l’assunzione di una bevanda alcolica (ad es. un bicchiere di vino) da parte della madre, un’ora prima di allattare riduceva di più del 40 % il sonno “attivo” in due neonati su 13.

Inoltre è dimostrato che l’ingestione di una quantità di etanolo, maggiore di 1 g/Kg un’ora prima di allattare riduce significativamente il riflesso di escrezione del latte. Il consumo di una birra (0,3 g/Kg di etanolo) riduce l’apporto di latte nel neonato di circa il 20%.

E’ infine importante sottolineare che per il metabolismo dell’alcol sono necessarie almeno due ore perché un singolo drink (un drink equivale ad un bicchiere di vino, una lattina di birra, un bicchierino di superalcolico) venga eliminato.

Comunque, qualunque sia il suo peso, è bene che “una madre che allatta” e che abbia ingerito una bevanda alcolica si astenga dall’allattare per almeno due ore.

Anche se si deve tener presente che l’assorbimento dell’alcol in un organismo sano dipende da tanti fattori,

Quanto alcool si può bere?

  1. Secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità la dose giornaliera consentita di alcol è di non oltre 40 g per gli uomini e di 20 g per le donne (che corrispondono, rispettivamente, a circa 3 bicchieri e ad un bicchiere mezzo di vino a media gradazione alcolica distribuita nei due pasti) e tale dose mai a digiuno ma a stomaco pieno. Mentre, come ho già scritto in un altro articolo sul vino, secondo l’Istituto d’Igiene francese, la quantità di alcol che può essere metabolizzata è di circa 8 g/h, in un uomo di 70 Kg di peso corporeo, giovane ed in pieno benessere. Pertanto questo soggetto può bere 100g di vino ogni kg di peso corporeo (considerando un vino di 10 gradi) e secondo le linee guida per una sana alimentazione italiana dell’Istituto di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, il suddetto organismo per smaltire un bicchiere di vino, impiega due ore circa. Da ciò si deduce che i massimi Enti che hanno trattato l’argomento sono concordi.
  2. Oltre tale dose è stato stabilito che gli effetti negativi dell’alcol cominciano a prevalere sui possibili effetti benefici (del vino e/o della birra, la quale birra essendo meno alcolica può essere ingerita in quantità maggiore).
  3. La tolleranza individuale all’alcol varia da soggetto a soggetto. Vi sono, infatti, dei soggetti che tollerano meno la dose surriferita rispetto ad altri soggetti, infatti a parità di età, peso ecc. le popolazioni del Sud-Est asiatico e dell’Estremo Oriente hanno una capacità inferiore a metabolizzare l’alcol!
  4. Viceversa vi sono dei “gruppi di persone di una stessa famiglia” che “tollerano” quantità maggiori.
  5. Il ciclo mestruale di una donna, durante il quale si verificano bassi livelli di estrogeni, influisce sul suo tasso di assorbimento di alcol, e siccome durante l’allattamento, normalmente, una donna non ha mestruazioni, i suoi bassi livelli di estrogeni determinano un maggior assorbimento di alcol che a sua volta favorisce la trasmissione dell’alcol al lattante. Questo può facilitare l’insorgenza di “intossicazione di alcol”. Quindi una donna bevitrice che allatta, trasmette a suo figlio una quantità maggiore di alcol attraverso il latte.
  6. L’assunzione contemporanea di sostanza grasse, latte e derivati, oltre al cibo in generale, rallenta l’assorbimento dell’alcol.
  7. Bisogna anche fare attenzione all’assunzione contemporanea di farmaci! In questo caso è bene consultare il proprio medico!

Comunque, tre sono le conclusioni:

  1. Evitare la somministrazione di bevande alcoliche durante l’età evolutiva!
  2. Evitare nella maniera più assoluta durante la gravidanza, l’allattamento
  3. Limitare nell’età avanzata!

In conclusione da quanto sopra detto si può affermare che “concedere una “giusta”(anche se ridotta) quantità di birra alla donna che allatta, non è nociva, e questo per non stravolgere eccessivamente la dieta della nutrice. In altri termini, se una donna è “abituata” a bere delle “giuste (consentite) quantità di birra”, può continuare tranquillamente a berne (anche se in quantità molto ridotta)”.

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