Body Mass Index

 

Il Body Mass Index, che era il parametro  più usato, nel recente passato, per valutare il grado di obesità, si ottiene dividendo il peso corporeo in Kg, per il quadrato della statura in metri:

 

B.M.I. = Peso (in Kg) : Statura al quadrato (in metri)

 

Al BMI viene correlato il grasso corporeo.

Il valore del BMI, determinato in rapporto alla statura, rimane costante se le oscillazioni di peso sono minime.

 

Il B.M.I. permette di definire:

 

Magrezza: quando il valore  è al di sotto di  18,5 Kg/mq

Normalità     “               “     è compreso tra 18,5 e 24,9 Kg/mq

Sovrappeso   “              “      è compreso  tra 25 e 29,9 kg/mq

Obesità        “               “      supera i 30 kg/mq

 

 

 

 

 

 

 

E' stato dimostrato che già con un B.M.I. superiore a 27 Kg/mq aumenta il “rischio di mortalità”.

 Nelle Consensus Development Conference del 1985, è stato stabilito che il valore 27 di B.M.I. rappresenta "il valore soglia" cioè il confine oltre il quale l'individuo che lo supera ha un maggior rischio di contrarre le "malattie secondarie all'obesità" e l'aumento del rischio è direttamente proporzionale all'aumento del B.M.I. 

Quindi quanto più si supera il "valore soglia" tanto più aumenta il rischio di contrarre alcune malattie tra cui il diabete di tipo 2 detto anche diabete non insulino­dipendente, l'aterosclerosi e le tanto temute malattie cardiovascolari. (infarto, trombosi) Inoltre si può verificare anche l'aumento della colesterolemia, dell'uricemia e della Pressione Arteriosa.

 

 

 

 

La determinazione di questo indice è importante anche per valutare il rischio di malattie secondarie all'obesità: ipertensione e malattie cardio-vascolari.

 

Un bambino il cui BMI sia superiore al 95° percentile, ha un’ altissima percentuale di rischio di essere obeso anche in età adulta.

Valori superiori al 95° percentile  si associamo spesso ad aumento della P.A. e a dislipidemia.

Se un bambino presenta un BMI tra il 85° e il 95° percentile, ha un grosso rischio di presentare  ipertensione e dislipidemia con l’avanzare degli anni.

  Nei primi anni di vita l’andamento del BMI  sembra avere un forte valore predittivo per l’obesità con l’avanzare degli anni.

Nel bambino normale il BMI presenta una rapida ascesa nei primi mesi con picco intorno al nomo mese, seguito da una caduta fino al sesto anno cui segue a sua volta un secondo aumento che cessa nell’età adulta.

Più precoce è questo secondo aumento (adisosity rebound), maggiore è il BMI nell’età successiva.

Prima dei due anni, l’eccesso ponderale non è predittivo di obesità nell’età adulta (a meno che i genitori non siano obesi).

Nelle età successive, invece, un bambino in sovrappeso ha maggior rischio di diventare adulto obeso.

Normalmente il BMI aumenta, in un bambino, di circa una unità/anno.

Durante l’età evolutiva > 28 è un fattore di rischio di ictus, infarto, diabete nell’età adulta.

 Attenzione, però, non bisogna considerare il Body Mass Index come l'unico parametro per valutare la quantità di grasso, e da questo stabilire  se si è magri, normali  o robusti … per non dire grassi e se questo comporta o meno un aumento di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 ecc.

 Ricordo che i giovani medici sportivi nutrizionisti circa mezzo secolo fa, ricorrevamo  alle varie formule di Lorenz, di Broca, di Perrault, di Bornhard ed al più conosciuto Indice Ponderale del Livi… per ottenere,  come punto di riferimento, il peso ideale. Poco più tardi, da pionieri, veniva usato il più congeniale Body Mass Index perché era ritenuto più affidabile e poi perché anche la letteratura straniera lo consigliava. In seguito fu quasi una conferma quando dalla cronaca  si apprese  che anche il grande pioniere della cardiochirurgia Barnard ne faceva uso; ma a questi medici interessava    conoscere il peso ideale ed il peso forma per modificare, se necessario, sia l’alimentazione sia l’allenamento.

Ma questo metodo non era e non è esente da giuste critiche.

Il  B.M.I.  esprime sola la quantità di “massa” di tessuto adiposo e di tessuto muscolare”. La somma cioè di tessuto adiposo e di tessuto muscolare in rapporto al peso ed alla statura senza determinare la quantità dell’ uno e dell’altro ed un eventuale rapporto.

  

  Inoltre il B.M.I. non è indicativo, ad esempio nei “culturisti”, che sono “tutti muscoli” (massa magra) e la quantità di massa grassa presente nel loro corpo è trascurabile: ebbene hanno un B.M.I. molto alto e sarebbe controproducente per non dire ridicolo, pensare di …farli dimagrire !!!…

Così non è significativo nelle persone molto basse, in quelle che dimagriscono con l’avanzare dell’età ed in particolari gruppi razziali o etnici (come le donne afro-americane o ispano-latine).

Quindi è uno dei tanti metodi a cui si ricorre per stabilire se un individuo è “a rischio di malattie”, ma non è preciso. Per conoscere la quantità del tessuto adiposo e del tessuto muscolare presente in un soggetto ed il rapporto che intercorre tra di loro, si ricorre alla plicometria che viene praticata  con l'ausilio di un apparecchio (plicometro di Harpenden) che misura la percentuale di grasso attraverso la valutazione del grasso sottocutaneo in  due o più parti del corpo umano.     

   Attraverso una tabella (nomogramma) si riesce poi a stabilire con precisione la percentuale di massa grassa e massa magra del soggetto in esame. (J. Parizkova Body fat and phisical fitness Praga 1977).

 

Ma anche questo metodo si espone a delle giuste critiche..