Il Fruttosio e... le merendine

Il fruttosio è uno zucchero semplice, un monosaccaride. Si trova in natura, principalmente, nella “frutta zuccherina”: uva, datteri, miele ed alcune verdure... e dalla frutta veniva estratto. Poi però l’industria alimentare ha trovato molto più conveniente estrarlo dal mais. E principalmente dallo sciroppo di mais ricco di fruttosio, noto come (HFCS) High-fructose corn syrup, (italianizzato in sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio). Siccome il “fruttosio” ha, tra le sue caratteristiche, un potere dolcificante circa di un terzo superiore al comune zucchero, ed un indice glicemico molto basso (è tra il più basso tra gli zuccheri semplici) troviamo lo sciroppo di glucosio-fruttosio in molti prodotti alimentari (dolci, biscotti, snacks, cereali, yogurt, sport-drinks, ketchup ecc. viene inoltre utilizzato nella confezione dei gelati come controllore del grado di dolcezza e per abbassare il punto di congelamento, grazie alle sue caratteristiche incrementa la cremosità e la gustosità del gelato) Il bassissimo costo di estrazione, unito a queste sue caratteristiche positive, hanno provocato – nell’industria alimentare - ad allestire un’esplosione di prodotti in cui inserire tale zucchero. Fiumi di succhi di frutta dai più svariati e fantasiosi nomi e gusti sono stati immessi sul mercato per non parlare di dolci, dolcetti e merendine, persino nel pane ve ne sono tracce.

Il fruttosio dunque non sarebbe una scelta di qualità ma, come evidenzia un nuovo studio, una scelta economica che tuttavia ha delle ripercussioni sulla salute delle persone, poiché agisce sul cervello in modo differente dal glucosio. Assumendo alimenti dolcificati con il fruttosio, infatti, il cervello non mette in moto in modo adeguato il senso di pienezza, facendoci mangiare di più, assorbendo al contempo più calorie.

Ecco quanto scoperto dai ricercatori statunitensi della Yale University School of Medicine, i quali hanno condotto uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of American Medical Association(JAMA).

Sfruttando l’inclinazione che l’essere umano ha per il gusto al dolce, l’industria alimentare ha, poi, cercato – riuscendoci - di far prediligere nell’alimentazione dell’adulto in generale e nel bambino in particolare, alimenti con fruttosio e quindi dolci, per cui il bambino sta diventando (se non lo è già diventato) dolce-dipendente. Il fruttosio, secondo il rapporto presentato nel 2013 al Canadian Neuroscience Meeting della Canadian Association for Neuroscience afferma che la causa del problema della pandemia dell’obesità é quello della dipendenza tipica delle droghe cioè dolce-dipendente. Quindi gli alimenti ricchi di zucchero sono la causa di sovrappeso e di obesità, e, il nuovo allarme, è la dipendenza da questo, piuttosto che la sovrabbondanza di cibo-spazzatura.

Gli autori dello studio sostengono infatti che l’alto contenuto di fruttosio da sciroppo di mais può causare reazioni comportamentali simili a quelle prodotte dall’abuso di sostanze come la cocaina.

Il vs. neonato piange? Mettetegli in bocca il succhiotto intinto con il miele! Gli fa male il pancino? Tisana alla camomilla a base di erbe quali il finocchietto, melissa, menta, timo dolcificato. Ha sete? Succhi di frutta. Non dorme? Tisana alla camomilla ed ancora succhiotto intinto con il miele! Più tardi verranno offerti i ghiaccioli, il gelato, la cioccolata, i biscotti dai più fantasiosi aspetti e poi le merendine e via via, man mano che cresce esiste il suo cibo dolcificato. Con estrema furbizia si favorisce il piacere per il gusto dolce di qualsiasi cibo!

La pubblicità poi fa il resto! Il vostro bambino è stanco? Dategli una sferzata di energia con una barretta di...!!! Sono arrivati ad inserire il fruttosio persino nei mangimi degli animali.

Una considerazione: dai primi anni del 20simo secolo. il consumo di tale zucchero si è quadruplicato. A parte il fatto che fruttosio, saccarosio, sorbitolo, sono dannosi per non dire tossici per i soggetti (per fortuna rari) che presentano un’”intolleranza ereditaria al fruttosio”, ma è stato constatato da numerosissimi studi che l’aumento e quindi il consumo di tali zuccheri coincideva con l’aumento (nella società industrializzata) della presenza di bambini obesi con il contemporaneo aumento dell’incidenza delle malattie metaboliche (diabete in particolare). Troppo zucchero, di ogni tipo, non solo aggiunge chili, ma è anche una concausa, per non dire un fattore di rischio, per contribuire all’incidenza del diabete nei disturbi cardiaci e nell’infarto secondo l’American Health Association. Secondo altri studi, le cellule tumorali prosperano con lo zucchero ma usano soprattutto il fruttosio per proliferare (secondo quanto ha affermato il team di ricerca di Heaney’s).

Inoltre, è stato constatato come viene riportato nel 2004 dall’American Journal of Clinical Nutrition, che il consumo di fruttosio-sciroppo di mais è salito del 1.000%- negli U.S.A.- dal 1970 al 1990.

Già, perché il fruttosio, una volta ingerito, viene assorbito dal tubo digerente ad una velocità inferiore rispetto al glucosio e al comune zucchero da cucina, (saccarosio), da cui il basso indice glicemico. Una volta assorbito dall’intestino tenue, il fruttosio giunge al fegato, dove viene trasformato in glucosio, senza bisogno di insulina. A questo punto il glucosio può: o essere convertito in glicogeno epatico o in trigliceridi.

Per questa sua caratteristica il fruttosio era considerato il dolcificante ideale oltre che per i diabetici anche per i soggetti sani. In seguito si constatò che quantità superiore ai 40-50 gr. Al giorno, favoriscono la sintesi di grassi – a livello epatico – e stimolano la secrezione di insulina fino ad arrivare a “stati di insulino-resistenza”, da alcuni considerata l’anticamera del diabete.

Comunque, l’American Diabetes Association (ADA) sconsiglia l’uso abituale di fruttosio come dolcificante nei soggetti diabetici e suggerisce altresì sempre nei soggetti diabetici di moderarne l’assunzione nella dieta.

Diabete, obesità e steatosi epatica non-alcolica sono le malattie metaboliche più comuni nella società di oggi. In precedenza, era stato notato che integrando la dieta materna (durante la gravidanza) con il cioccolato e il fruttosio si erano ottenuti effetti negativi sul benessere della prole rispetto a quei bambini che erano stati allevati seguendo un’alimentazione bilanciata, durante la vita postnatale.

E la “malasanità” cosa ha detto o fatto? Le linee guida dell’American Academy of Pediatrics (AAP) e della World Health Organization (WHO) raccomandano che il latte materno sia l’unica fonte di nutrimento del lattante durante i primi 4-6 mesi. Qualora l’allattamento materno non fosse possibile, è consigliata l’introduzione di un latte adattato per il primo semestre, che rappresenta una fonte completa di nutrimento. L’European Society of Pediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) ha posto l’attenzione sull’utilizzo di formule prive di fruttosio e saccarosio e dal 2005 raccomanda che tali zuccheri non siano aggiunti alle formule destinate all’alimentazione del lattante. Nessun altro alimento, oltre al latte materno o in formula, è necessario per l’alimentazione nei primi 4-6 mesi di vita.

-> Raccomandazioni dell'Amerícan Academy of Pediatrics sull'uso dei succhi di frutta.

Obama, circa due anni fa voleva fortemente limitare la produzione di alcuni tipi di merendine che avevano invaso il mercato statunitense....sono passati due anni e il tutto è caduto nel nulla.

Qui si vuole solo ricordare che gli zuccheri semplici nella dieta bilanciata devono essere presenti solo per il 12-15% della quantità totale dei glicidi. (i quali, a loro volta, debbono essere presenti solo per il 65% delle calorie totali).

Alimentazione Bilanciata

Questo articoletto è rivolto alle mamme che sono consapevoli che il proprio pediatra nutrizionista da buoni consigli mentre a quelle mamme che manifestano davanti ai municipi o ai comuni che si sono permessi di ostacolare la distribuzione delle tanto amate merendine, per renderle felici, bisogna parlar loro solo di malasanità.

All’Università di Guanajuato, (Messico) è stato condotto uno studio su un gruppo di bambini obesi di età compresa tra i 6 e gli 11 anni che si nutrivano con alimenti contenenti fruttosio (> 70 g/die). Tali bambini sono stati sottoposti ad una alimentazione a basso contenuto calorico e con un contenuto in fruttosio pari a < 20g/die per sei settimane. Dopo tale periodo si è potuto constatare una diminuzione della steatosi epatica ed un abbassamento dei livelli dei trigliceridi ematici.

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