Il Fumo ed il neonato

 

Alla fine del secolo scorso, a Buenos Aires in un Congresso Internazionale,  stabilirono che “l’asma in  età pediatrica è una malattia caratterizzata da tosse, sibili e dispnea. I sintomi si attenuano con farmaci con effetto broncodilatatore e antinfiammatorio”.

Si tratta di una definizione molto semplice, come la si voleva che fosse, doveva essere ben interpretata in tutto il mondo, senza bisognosi ricorrere ad indagini strumentali, adatto quindi alle possibilità diagnostiche anche nel terzo mondo.

La vera caratteristica dell’asma, sia che colpisca il bambino che l’adulto, è la spontanea reversibilità  con la terapia broncodilatatoria.

Vi sono molti fattori  che influenzano la comparsa della malattia.

Tralasciando il fattore genetico complesso soffermiamoci brevemente sui fattori ambientali.

Il più importante dei quali è il fumo di sigaretta, specie nei primi anni di vita, per tale motivo è fondamentale chiedere sempre  se in casa si fuma,

Vi è un rapporto diretto tra fumo di sigaretta e comparsa  e gravità dell’asma!

La madre che fuma può essere responsabile di induzione  della maggiore  reattività dei bronchi  nel neonato.

Vorrei sottolineare che il fumo materno è quello più responsabile nel determinismo dell’asma, specie se la mamma fuma più di dieci sigarette al giorno, ma non si può disconoscere l’importanza che ricopre se l’ambiente in cui soggiorna il neonato è inquinato dal fumo di sigarette: è stato dimostrato che il “fumo passivo” aumenta dell’80 % il rischio di evoluzione in asma se il bambino è affetto da Dermatite Atopica; del 50 % se non presenta segni a carico della pelle.

Anche fumare durante la gravidanza appare direttamente collegato all’insorgenza,  successivamente, dell’atopia.

Inoltre mi piace aggiungere  la conclusione di un altro studio: il rischio che il bambino diventi fumatore aumenta di 7 volte se i genitori fumano così come è stato dimostrato un aumento del rischio di droga del 98 % nei figli. 

Durante i mesi estivi vi è una forte produzione di  Ozono (O3), e l’O3 deriva dal biossido di azoto (NO2) che è un marker del traffico veicolare. E’ un pericoloso inquinante, ma viene prodotto anche dalle cucine a gas e dalle fotocopiatrici.

L’ozono viene poi degradato, ma può essere veicolato a grosse distanze dalle città.

L’accusa di essere un pericoloso inquinante deriva dal fatto che l’ozono è in grado di determinare una depressione transitoria della funzione polmonare, provoca un aumento della tosse e degli altri sintomi che si riscontrano nei bronchitici cronici ed asmatici.

Il Particolare totale sospeso (meglio noto come PTS) è una miscela di inquinanti (gas, particelle).

La componente di dimensioni al di sotto dei 10 micron (PM 10) può giungere nell’apparato respiratorio e provocare un’infiammazione polmonare.

Vi è una correlazione tra aumento dei PM 10 nelle città ed i ricoveri ospedalieri di pazienti con tosse e bronchiti.

Sembra che non ci sia correlazione, invece, con l’aumento di attacchi di asma e rinite allergica.

L’inquinamento ambientale da motori diesel aumenta la sensibilizzazione agli allergeni (le particelle emesse dai motori diesel sembra che favoriscano l’insorgenza dell’allergia specie se inalati insieme all’allergene).

L’esposizione a questo inquinante ambientale (traffico veicolare) rinforza moltissimo la possibilità di sensibilizzazioni anche se sono pochi gli allergeni presenti nell’aria.

Pertanto l’inquinamento ambientale (fatta eccezione delle particelle emesse dai motori diesel) non influenzano l’insorgenza delle allergie, ma giocano un ruolo importante nella riacutizzazione delle manifestazioni cliniche.