Intolleranza al lattosio

 

La digestione degli zuccheri della dieta umana viene compiuta da enzimi che si trovano nel tubo digerente.

Gli zuccheri percentualmente si trovano in quasi tutti gli alimenti.

 Il lattosio è lo zucchero che si trova in buona quantità nel latte.  Per essere digerito è necessaria la presenza di enzimi chiamati lattasi che scindono il lattosio in galattosio e glucosio (per questo il lattosio  viene classificato tra i di-saccaridi).

Il latte di donna ha una quantità di zuccheri superiore rispetto al latte vaccino. Anche il lattosio, presente nel latte  di donna, è in concentrazione maggiore rispetto a quello di vacca (7 g/dl in quello di donna, 4,8 in quello di vacca).

Il lattosio è lo zucchero  più importante per la quantità in cui è presente nel latte (specie materno), ed è anche il più noto, rispetto ad altri zuccheri altrettanto importanti (anche se alcuni di essi non hanno una funzione prettamente nutritiva).

Il lattosio possiede varie importanti proprietà.:

1)              ha la capacità di migliorare l’assorbimento di molti minerali presenti nella dieta come il Calcio (Ca) il Magnesio (Mg) e lo Zinco (Zn).

2)              Promuove la crescita colonica del Bifidobacterium.

3)            Il lattosio si scinde in galattosio e in glucosio. Il glucosio è un nutriente essenziale per la formazione dei galattolipidi cerebrali. E’ poco solubile e, se consumato in grandi quantità, provoca, a volte, disturbi gastro-intestinali.

4)             Complessivamente vi sono circa 15 g di zucchero in ogni litro di latte di donna !!!! Anche se la varietà di questi zuccheri è diversa da donna a donna e da razza a razza ed anche nelle varie fasi della lattazione

Nel latte artificiale (nonostante gli sforzi dell’industria) c’è solo lattosio e qualche altra piccola quantità di altri zuccheri ma non sono presenti tutti gli altri zuccheri.

 Il potere dolcificante del lattosio è di circa un sesto rispetto al comune zucchero (saccarosio) che usiamo normalmente, e raramente  viene usato per  dolcificare gli alimenti.

E’ poco solubile e se consumato in grande quantità, provoca, a volte, disturbi gastro-intestinali.

A questo punto vorrei ricordare che, a prescindere dal sapore, tutti gli zuccheri hanno lo stesso valore energetico: un grammo di fruttosio ha uguale valore energetico di 1 g di saccarosio (il comune zucchero) cioè 4,1 calorie.

Il lattosio è presente nel latte in quantità variabile (dall’1 all’8 %),  a seconda dei mammiferi; nel latte di donna è di circa il 7%, mentre in quello di vacca è del 5%.

Il lattosio, oltre a dolcificare il latte e a dargli un valore nutritivo, favorisce la formazione, nell’intestino, dei batteri produttori di acido lattico e questo è molto utile in quanto, acidificando l’ambiente intestinale, favorisce lo sviluppo della flora acidofila, cioè di quei microrganismi (batteri) che entrano in competizione con i batteri nocivi all’organismo e che si  trovano nell’intestino, fornendo così un’immunità naturale verso alcune infezioni.

 Per la deficienza delle lattasi, il lattosio (non essendo scisso) giunge nel colon, viene fermentato dai batteri intestinali con produzione di gas (idrogeno e anidride carbonica), causando meteorismo. Su questo fenomeno si basa, per la diagnosi, l’uso del breath test all’idrogeno; (ai pazienti, a digiuno per una notte, viene somministrata una soluzione contenente una quantità nota di lattosio, vengono prelevati, quindi, ogni 30 minuti per 3 ore e mezzo, campioni del respiro per dosare la quantità di idrogeno espirato).  

Nei soggetti con insufficienza di lattasi, la concentrazione di idrogeno espirata, aumento entro 2-3 ore.

La deficienza degli enzimi “lattasi” (lattasi-florizina-idrolasi), può essere primitivo, secondario e congenito.

1)           Il deficit primitivo di lattasi è dovuto  ad una assenza (assoluta o relativa) di lattasi: Compare già nell’infanzia. Quasi il 70 % della popolazione del mondo è affetta da una deficienza di lattasi.

      La percentuale varia a seconda dell’ aree geografiche.

 Nell’Europa del Nord  si riscontra nel 2-5 % della popolazione.

In Spagna si arriva al 50 -60 %.

In Africa al 60-85 %.

In Asia al 90 %.

Il deficit enzimatico può essere  su base genetica e questo facilita la diagnosi quando tale affezione viene riscontrata nei familiari.

     2)   Il deficit secondario di lattasi

 Le lattasi  sono enzimi secreti nella prima parte dell’intestino e, come si è detto, servono a scindere ed ad assorbire lo zucchero che si trova nel latte: cioè il lattosio.

La quantità di lattasi che è presente in ogni individuo, è maggiore alla nascita e diminuisce durante l’accrescimento.

Durante la vita fetale e neonatale si ha una maturazione della funzione nel tratto gastro-intestinale. All’ VIII –IX mese di vita intrauterina, inizia l’attività lattasica che si completa alla nascita o poco dopo. Per questo motivo bambini nati pretermine hanno ridotti livelli di lattosio. Poco Dopo la nascita l’attività lattasica comincia a diminuire, la diminuzione maggiore si ha durante lo svezzamento.

Con il diminuire dei livelli di lattasi arriva (nell’ultima parte dell’intestino, cioè il colon) una maggiore quantità di lattosio non digerito.

 Il deficit tardivo di lattasi, diminuisce – ad esempio - tutte le volte che  la mucosa intestinale subisce un danno (gastroenteriti, ecc.) come accade spesso in seguito a qualsiasi forma di  affezione dell’apparato digerente sia essa acuta, subacuta o cronica. Come nelle infezioni da Rotavirus, da Giardia o da malattie che alterano la mucosa intestinale (morbo Celiaco, Morbo di Crohn,) o nelle allergie e nelle intolleranze alimentari.

Quindi dopo una banale gastroenterite del bambino possono  protrarsi per alcune settimane  lievi fenomeni diarroici, mentre altre volte, per fortuna meno frequenti, addirittura delle forme di diarrea intrattabile.

La gravità delle alterazioni dell’intestino è direttamente proporzionale alla riduzione delle lattasi.

Molto spesso nel  lattante (specie se affetto da intolleranza alle proteine del latte vaccino) quando il suo apparato digerente viene aggredito da agenti sia virali che batterici, si presentano fenomeni diarroici e  una diminuzione  delle lattasi per cui il bambino può presentare contemporaneamente sia l’intolleranza alle proteine del latte vaccino sia l’intolleranza al lattosio.

Nell’adulto invece, la diminuzione delle lattasi ha un inizio tardivo  (ipolattasia dell’adulto).

Si calcola che circa il 75 % della popolazione adulta può esserne colpito.

Può presentarsi con i primi sintomi (fin dai 5-6 anni d’età) ogniqualvolta il soggetto ingerisce una certa quantità di latte e protrarsi nel tempo, con una lieve sintomatologia che il paziente riferisce come  una “ intolleranza al latte”, altre volte sono per lo più silenti  e si manifestano solo dopo ingestione di grande quantità di latte e derivati.

La sintomatologia  va dal più semplice dolore  addominale con meteorismo (aria nella pancia) ai borborigmi (è quel borbottio che si percepisce all’ascoltazione nella pancia dovuto  ai movimenti intestinali, chiamati peristaltici)  e  a delle vere e proprie coliche con emissione di feci acide, il più delle volte liquide (diarrea) che determinano un eritema (rossore) intorno all’orifizio anale (a volte anche perianale e perineale). Il tutto accompagnato (e questo è facilmente spiegabile) ad irritabilità.

Si può anche constatare un ritardo dell’accrescimento  sia in statura che in peso, se poi la diarrea  è piuttosto intensa e protratta può portare a disidratazione.

 Dato che la minore capacità di digerire il lattosio in età adulta è piuttosto diffusa, sia nell’uomo che negli altri animali, il problema sta non tanto nel perché esista l’intolleranza ma piuttosto  perché in caso di lieve ipolattasia, lo yogurth, i formaggi duri e la ricotta vengono tollerati (pur sapendo che durante il processo di formazione del formaggio, gli zuccheri presenti nel latte vengono quasi completamente idrolizzati, quindi scissi).

Perché mai qualcuno tollera il lattosio dopo la fine dell’infanzia? Insomma come mai alcuni gruppi di persone continuano a produrre le lattasi per tutta la vita, come da bambini? Forse  la risposta  ci viene dallo studio dell’alimentazione dei vari gruppi di popolazione nelle diverse aree.

In quelle popolazioni la cui alimentazione si è sempre basata  con notevole introduzione di latte e suoi derivati,  si è sviluppata una tolleranza sufficiente a sopportare più alte quantità di lattosio mentre in quei popoli  la cui alimentazione  dipendeva da derivati del latte a basso contenuto in lattosio (come lo yogurth e formaggi stagionati) hanno sviluppato una tolleranza sufficiente a sopportare  solo piccole quantità di alimenti in cui si trova poco lattosio.

   I bambini  che producono poca quantità di lattasi il più delle volte dichiarano di non amare il latte e cercano di evitarlo; possono cioè avere sviluppato inconsciamente un’avversione a questo alimento come risultato di disturbi patiti in seguito alla sua ingestione. Per cui è il caso di sospettare un’intolleranza al lattosio  quando ci si trova di fronte a un bambino che  evita di bere il latte o lo rifiuta nella maniera più assoluta, come pure  anche quando ci si trova di fronte ad un adulto che si lamenta di disturbi successivi all’assunzione di latte,  gelati, formaggi  freschi.

3)  Deficit congenito di lattasi  noto con il nome di alattasia di Holzel,  (è una malattia, per fortuna,  assai rara  nel nostro Paese)   si riscontra con maggiore frequenza negli asiatici in generale, in particolare negli indiani, e negli esquimesi.

 Come si fa la diagnosi e quale ne sarà la terapia.

Diagnosi: 1-   L’acidità delle feci con un Ph < 6 ci induce a                  sospettare, (il Clini-test, ormai quasi abbandonato, rivela la presenza delle  “sostanze riducenti “ nelle feci).

              2-   La curva da carico del lattosio  e la lattosuria sono anch’essi  limitati  per la loro difficile esecuzione   

              3-   La Xilosemia (e la xilosuria) alterata ci rilevano un “malassorbimento    intestinale”

             4-    Il Breath test  all’idrogeno è il test maggiormente seguito anche se è difficilmente praticabile nei bambini più piccoli!!!     

    Lo xilosio è un pentoso, cioè uno zucchero che viene assorbito passivamente dall’intestino tenue (cioè dalla prima parte dell’intestino). Tale caratteristica viene sfruttata per determinare e  valutare la capacità di assorbimento intestinale, sia valutando  la xilosemia (cioè quanto xilosio è presente  nel sangue dopo un determinato carico di  questo zucchero) sia quanto ne è presente nell’urina nelle cinque ore seguenti.

  Fatti i due prelievi del sangue (prima e dopo la somministrazione di questo zucchero) se il risultato è positivo il soggetto presenta un malassorbimento intestinale (cioè un  difettoso attraversamento della parte intestinale da parte dei prodotti- o alcuni di essi- della normale digestione) che può essere dovuto anche ad un processo infiammatorio dell’intestino tenue, oltre che ad una intolleranza al lattosio e anche  alla celiachia .

     E’ quindi un test che ci indica un “ malassorbimento globale”.

 Terapia: Evitare o limitare, a seconda delle gravità della malattia, il latte ed i derivati e tutti gli alimenti contenenti il lattosio (se la mancanza enzimatica è assoluta).

 

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