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BODY MASS INDEX (B.M.I.) CIRCONFERENZA ADDOMINALE RAPPORTO TRA CIRCONFERENZA ADDOMINALE E STATURA (WHER) SARCOPENIA HO 65 ANNI QUANTO DOVREI PESARE……
- Cos'è il Body Mass Index? (domanda giunta via e-.mail il 15/03/05) - C’è un metodo più semplice per valutare se si è obesi o no? (domanda giunta via e-mail il 23/05/05). - Quali altre misure --- (18/febbraio /2006) - Cos’è la Sarcopenia (domanda giuntami via email il 10 aprile 2006)
Ho riunito in un unico articolo le risposte a numerose domande giuntemi in questi mesi.
Il Body Mass Index, era il parametro più usato, nel recente passato, per valutare il grado di obesità, si ottiene dividendo il peso corporeo in Kg, per il quadrato della statura in metri:
B.M.I. = Peso (in Kg) : Statura al quadrato (in metri)
Al BMI viene correlato il grasso corporeo. Il valore del BMI, determinato in rapporto alla statura, rimane costante se le oscillazioni di peso sono minime.
Il B.M.I. permette di definire:
Magrezza: quando il valore è al di sotto di 18,5 Kg/mq Normalità “ “ è compreso tra 18,5 e 24,9 Kg/mq Sovrappeso “ “ è compreso tra 25 e 29,9 kg/mq Obesità “ “ supera i 30 kg/mq
E' stato dimostrato che già con un B.M.I. superiore a 27 Kg/mq aumenta il “rischio di mortalità”. La determinazione di questo indice è importante anche per valutare il rischio di malattie secondarie all'obesità: ipertensione e malattie cardio-vascolari. ...se poi non Le piace fare le moltiplicazioni, le divisioni ecco a Lei una
Tabella - Peso ideale in kg. -
in cui è sufficiente conoscere la propria statura per stabilire se si è "magri", "normali" o …"robusti".
Circonferenza addominale
Ricordo che i giovani medici sportivi nutrizionisti circa mezzo secolo fa, ricorrevamo alle varie formule di Lorenz, di Broca, di Perrault, di Bornhard ed al più conosciuto Indice Ponderale del Livi… per ottenere, come punto di riferimento, il peso ideale. Poco più tardi, da pionieri, veniva usato il più congeniale Body Mass Index perché era ritenuto più affidabile e poi perché anche la letteratura straniera lo consigliava. In seguito fu quasi una conferma quando dalla cronaca si apprese che anche il grande pioniere della cardiochirurgia Barnard ne faceva uso; ma a questi medici interessava conoscere il peso ideale ed il peso forma per modificare, se necessario, sia l’alimentazione sia l’allenamento. Ma questo metodo non era e non è esente da giuste critiche. Il B.M.I. esprime sola la quantità di “massa” di tessuto adiposo e di tessuto muscolare”. La somma cioè di tessuto adiposo e di tessuto muscolare in rapporto al peso ed alla statura senza determinare la quantità dell’ uno e dell’altro ed un eventuale rapporto.
Così non è significativo nelle persone molto basse, in quelle che dimagriscono con l’avanzare dell’età ed in particolari gruppi razziali o etnici (come le donne afro-americane o ispano-latine). Quindi è uno dei tanti metodi a cui si ricorre per stabilire se un individuo è “a rischio di malattie”, ma non è preciso. Per conoscere la quantità del tessuto adiposo e del tessuto muscolare presente in un soggetto ed il rapporto che intercorre tra di loro, si ricorre alla plicometria che viene praticata con l'ausilio di un apparecchio (plicometro di Harpenden) che misura la percentuale di grasso attraverso la valutazione del grasso sottocutaneo in due o più parti del corpo umano. Attraverso una tabella si riesce poi a stabilire con precisione la percentuale di massa grassa e massa magra del soggetto in esame. (J. Parizkova Body fat and phisical fitness Praga 1977).
Ma anche questo metodo si espone a delle giuste critiche..
Ci sono altri metodi per valutare la circonferenza addominale tra cui l’impedenziometria (vedi articolo Dieta + Palestra= Dimagramento).
Questi metodi, pur essendo universalmente impiegati, hanno sempre sollevato qualche critica perché si è sempre ritenuto che più che la quantità di grasso presente in un individuo ciò che interessa maggiormente al medico è la sua distribuzione; per questo la visita medica dei nutrizionisti viene completata con la misurazione, con un comune nastro metrico, di varie parti del corpo e della “vita e dei fianchi” e dai loro valori si trae un rapporto (Waist/ hip ratio= rapporto vita/fianchi) da cui si può stabilire la distribuzione del tessuto adiposo del soggetto (obeso) in esame e di conseguenza a quale tipo di obesità il soggetto viene “classificato”
Per questo nella visita del nutrizionista, oltre alle altre misurazioni si dà grande importanza alla misurazione della circonferenza dell’addome, in quanto tale valore è in stretto rapporto con l’eccesso di grasso “viscerale” e con esso si può stabilire se ci si trovi di fronte ad un soggetto affetto da “obesità centrale o periferica”. In altri termini se la distribuzione del tessuto adiposo è equamente distribuita nelle varie regioni del corpo oppure se è localizzato prevalentemente nella regione addominale. Nel primo caso si parlerà di “obesità periferica”, nel secondo di “obesità centrale o viscerale”.
L’obesità centrale o viscerale è la più pericolosa !!!! Anzi molti medici generici si limitano alla sola misurazione della circonferenza addominale, perché è - non a torto - la più importante!! Pertanto ogni persona che vuole conoscere la "pericolosità del suo grasso" può ricorrere alla misurazione (con un semplice nastro metrico da sarto) del diametro massimo del suo addome. (Perché la misurazione sia corretta bisogna effettuarla in tre "punti" diversi ponendo il centimetro appena al di sopra della cresta iliaca e facendo attenzione che il nastro metrico sia teso, non comprima ma si appoggi sulla pelle e sia parallelo al pavimento). Il valore più alto è quello che bisogna prendere in considerazione. Se di sesso maschile la sua circonferenza non deve superare i cm 102, se di sesso femminile i cm. 88. Superare tali valori significa essere affetti da "obesità centrale o viscerale".
Vorrei per completezza, sottolineare che l'International Diabetes Federation (I.D.F. 2004) nella nuova definizione di "Sindrome metabolica" ha ulteriormente ridotto i suddetti valori per stabilire "l'obesità viscerale". I maschi non debbono avere più di 94 cm e le femmine non devono superare gli 80 cm. Perché il grasso viscerale è così pericoloso? Perché questo "rilascia" un gran numero di" acidi grassi liberi" nel sangue e questi - affluendo in gran quantità nel fegato - alterano la produzione delle lipoproteine, causando: -1- aumento dei trigliceridi ' -2-diminuzione del "colesterolo buono", HDL. Inoltre favoriscono l’entrata in competizione con il glucosio nel metabolismo dei muscoli con conseguente: a) Aumento della glicemia aggravata da b) Insulino-resistenza.
Da questi ultimi studi si è giunti così a considerare il grasso viscerale come un vero e proprio organo endocrino capace - quindi- di secernere una quantità enorme di numerosi ormoni capaci di danneggiare - a distanza - altri organi interni! Favorisce in definitiva le condizioni per l’ alterazione degli endoteli, la "disgregazione" di eventuali placche ateromatose presenti all'interno, con aumento del rischio di embolie, trombosi, sindromi coronariche (angina pectoris, infarto) ischemie cerebrali acute, ipertensione arteriosa ed anche - indirettamente- diabete di tipo 2 (alti valori di glucosio nel sangue), apnea notturna (quando il respiro si ferma per breve tempo durante il sonno), osteoartriti (infiammazione che colpisce simultaneamente il tessuto osseo dei capi articolari e i costituenti propri dell’articolazione, in particolare la membrana sinoviale), malattia della colecisti, malattie del fegato, mestruazioni irregolari ed infine alcuni tipi di cancro…..
WHER = Waist to Height Ratio Oltre alla sola circonferenza addominale come sola misura, se vogliamo essere ancora più precisi, si può ricorrere al rapporto tra questa misura e la statura. Da questo rapporto possiamo dividere la popolazione in tre categorie. 1^ categoria : soggetti normali il cui valore deve essere inferiore a 0,490 2^ “ soggetti a rischio il cui valore oscilla tra 0,490 e 0,539 3^ “ soggetti sopra la norma quando il valore supera 0,539 Tale classificazione ci offre la possibilità di individuare i soggetti a rischio in cui si può sviluppare la Sindrome metabolica, soprattutto se sussiste in questi soggetti uno stile di vita prevalentemente sedentario, e/o se ricorrono al consumo di sigarette, se fanno uso di alcuni farmaci (diuretici tiazidici, Beta bloccanti, cortisonici ecc.) e se sono affetti da altre malattie concomitanti. Siamo ancora nella “fase di benessere” in quanto il soggetto non accusa alcun sintomo. Si può riscontrare in essi solo una maggiore frequenza cardiaca, un innalzamento del valore del colesterolo (maggiormente preoccupante se interessa il colesterolo cosiddetto cattivo, e quello buono tende ad abbassarsi), aumento dei trigliceridi. Questo allarme se è facilmente riscontrabile nell’adulto lo è - in misura meno allarmante - nei bambini e negli adolescenti perché nella maggior parte dei genitori sussiste il concetto che “la salute si misura in peso”. Cioè tanto più “florido” per non dire in soprappeso è il loro figlio, tanto maggiore questo “sprizza” salute e benessere. E difficilmente ricorrono a chiedere consigli al loro pediatra, perché si sentono appagati dall’aspetto corpulento del loro “prodotto”. Ma nell’adolescente, come per l’adulto, la sindrome metabolica è correlata ad una attiva, dimostrabile, situazione flogistica che comincia ad interessare la parte interna dei vasi (gli endoteli) prima manifestazione dell’aterosclerosi e che si esprime (all’esame del sangue) con un aumento della PCR (che sale a valori tra 13 e 10 mg/l) e con l’aumento dell’insulinemia a digiuno (che supera le 80 p mol/l) . Certo oggi anche nei bambini, fin dai 6 anni di vita - come risulta da recenti lavori – ci possono essere i primi sintomi della Sindrome metabolica, comprese le lesioni endoteliali e le placche ateromatose. Quale soluzione può prendere il pediatra? Non è facile convincere la famiglia che per prima cosa bisogna modificare lo “stile di vita” del bambino e dell’ambiente in cui vive. Modificare ed educare sia dal punto di vista alimentare che “comportamentale” non è facile. Come non è facile far capire alla famiglia che l’uso e l’abuso dell’automobile o dell’ascensore, non facilitano il successo… e l’uso smodato della televisione? E’ ormai da tempo accertato, come risulta da numerosi studi condotti specie negli U.S.A., che il sovrappeso è direttamente proporzionale al tempo passato davanti alla televisione. E il Fast Food? E’ ormai una moda… I genitori si aspettano una soluzione facile e rapida ! E’ per questo che lo fanno visitare e si aspettano la “magica pasticca” che risolve tutto senza sacrificio, senza cambiare stile di vita, senza togliere la televisione e… il Fast Food! Cioè senza togliere le cause che hanno determinato il danno !!! Ma il pediatra anzi il Pediatra deve spiegare e indicare la causa e tracciare una linea di condotta, compreso l’aumento dell’attività motoria oltre alla dieta. Perderà tempo, molto tempo, forse arriva a convincerli (i genitori e lo stesso ragazzo) pur sapendo dentro sé che appena usciti dal suo studio il bombardamento pubblicitario potrebbe rendere vani i suoi sforzi. Ho 65 anni, sono alta cm 1.55, peso sui 70 Kg. ed ho la pressione un po' alta, non mangio molto, anzi ma... cosa devo fare? Quanto dovrei pesare? (lettera firmata, giunta via e-mail maggio 2004)
Il "peso ideale" è un punto di riferimento che ogni individuo deve cercare di raggiungere.
Da anni, vari studiosi hanno tentato di stabilirlo e di determinarlo attraverso formule i cui risultati sono notevolmente diversi gli uni dagli altri.
Oggi, la formuletta più utilizzata anche dai clinici è la seguente:
Peso in Kg : Statura (espressa in metri) al quadrato
Quindi se Lei pesa Kg 70 deve dividere tale cifra per il quadrato della sua statura (cioè 1.55 x 1.55 = 2.40); ora facciamo la divisione 70 : 2.40 = 29.16.
Il suo B.M.I. o indice di Massa Corporea è 29.16.
Questo numero corrisponde all'Indice di massa corporea o B.M.I. (Body Mass Index) che è in rapporto con la "massa grassa" del suo corpo (anche se ne spiega la variabilità solo nella misura del 60-80 %) rispetto alla massa magra (che è l'altra parte del "compartimento corporeo").
Ora andiamo a vedere a cosa corrisponde questo valore nella Tabella della classificazione dell'obesità.
Grado di obesità BMI 0 < 25 1 25-29,9 2 30-39,9 3 > 40 In altre parole il B.M.I. o I.M.C. ci permette di stabilire come classificare l’inidividuo considerando che: Normalità: valore compreso tra 18.5 e 24.9 Kg/mq
Sovrappeso: 25 – 29,9 kg/mq Obesità 30 Kg/mq
Quindi Lei avendo un B.M.I. di 29,16 è in sovrappeso!
Ora Lei mi ha posto delle domande precise ed io Le voglio rispondere nella maniera più esauriente possibile!
Nelle Consensus Development Conference dell'1985, è stato stabilito che il valore 27 di B.M.I. rappresenta "il valore soglia" cioè il confine oltre il quale l'individuo che lo supera ha un maggior rischio di contrarre le "malattie secondarie all'obesità" e l'aumento del rischio è direttamente proporzionale all'aumento del B.M.I. : per poco Lei non viene classificata come obesa (se il suo indice avesse superato il valore 30!!)
Quindi quanto più si supera il "valore soglia" tanto più aumenta il rischio di contrarre alcune malattie tra cui il diabete di tipo 2 detto anche diabete non insulinodipendente, l'aterosclerosi e le tanto temute malattie cardiovascolari. Inoltre si può verificare anche l'aumento della colesterolemia, dell'uricemia e della Pressione Arteriosa.
Sempre per rispondere esaurientemente alla prima domanda Lei mi chiede quanto dovrebbe pesare… Le riporto una tabella in cui è determinato il "peso ideale" in relazione alla struttura corporea.
Altezza in cm Struttura Sottile Normale Robusta Maschi 160 53-57 55-60 59-65 165 54-58 57-63 61-68 170 58-62 61-67 64-73 175 61-65 64-70 68-76 180 65-70 68-75 72-81 185 68-72 71-78 75-80 190 72-77 75-84 80-90
Femmine 150 43-46 44-50 48-55 155 44-48 47-52 50-58 160 48-51 50-55 53-61 165 50-54 52-58 56-64 170 53-58 56-63 60-68 175 56-60 59-66 63-71 180 60-65 63-70 66-76
Ricordando sempre che il peso ideale è un punto di riferimento, Lei, avendo una statura di cm 160 dovrebbe pesare se ha una costituzione sottile dai 48 ai 51 Kg, se normale dai 50 ai 55, se robusta dai 53 ai 61. Con altre tecniche (plicometria, impendesometria ecc.) che si eseguono durante la visita medica si può stabilire un quadro più esatto.
Cosa fare? E' la domanda più impegnativa per dare una risposta.
Dobbiamo per prima cosa escludere che Lei sia affetta da qualche malattia che sia causa o concausa del suo soprappeso. Poi, penso che due siano le soluzioni.
1- Seguire una dieta ipocalorica bilanciata di tipo mediterraneo!! ( al riguardo la prego di andare a vedere un mio articolo intitolato Dieta + Palestra = dimagramento),
2- Aumentare il dispendio energetico cioè aumentando l'attività fisica.
Aumentare l'attività fisica
L'andare avanti negli anni, il progressivo declino funzionale dei principali sistemi del nostro organismo (intendo l'apparato locomotore, all'apparato cardiocircolatorio nonché quello respiratorio), l'aver superato più o meno brillantemente qualche processo patologico, l'aver abbandonato l'attività lavorativa, con la conseguente fisiologica diminuzione dell'attività motoria, la tendenza ad amare lo stile di vita sedentario (ambito e desiderato durante gli anni lavorativi), fanno sì che tutto concorra all'instaurarsi della ben nota" malattia ipocinetica".
Ci muoviamo poco. Ogni innovazione tecnologica dell'era industriale tende a limitare i ... movimenti. Si sta studiando ed è in via di realizzazione di " lavorare in casa collegandosi via computer".
Il risultato di questo programma tende a limitare maggiormente gli spostamenti e quindi il movimento. L'ascensore, le automobili, le lavatrici, le lavastoviglie, persino i telecomandi sono stati "inventati" per farci "lavorare meno" e quindi muoverci meno.
La vita-oggi- è diventata prevalentemente sedentaria, e tutti noi andiamo incontro alla ..." malattia ipocinetica".
Come uscire da questa situazione?
Per prima cosa cerchiamo di usufruire il meno possibile dei comuni mezzi di locomozione: usufruire il meno possibile dell'automobile, dell'ascensore, del telecomando ecc.
Poi muoversi, camminare. Il camminare per 30 minuti al giorno per tre volte a settimana, ad andatura piuttosto sostenuta ci fa perdere qualche chilo (se non aumentiamo la quantità di calorie che introduciamo con l'alimentazione cioè se con mangiamo di più). Inoltre tale semplice attività motoria fa diminuire la P.A. di 5-10 mmHg se alta ( e per le persone non più giovani è un altro fattore da non sottovalutare). Si può camminare ovunque, ma se vogliamo essere certi di ottenere dei risultati la soluzione migliore è quella di iscriversi in una buona palestra. Perché? Perché iscrivendoci prendiamo un impegno- a volte costoso- e questo è già un forte stimolo per realizzare il nostro programma sia alimentare che motorio e in questo secondo caso ottenere il dispendio energetico voluto, cioè il consumare calorie. L'attività fisica è consigliabile a qualsiasi età, anche in quella più avanzata e se viene condotta con regolarità si ottengono molteplici benefici.
E' documentato, infatti, che l'attività fisica riduce le conseguenze derivate dal processo dell'invecchiamento, migliorando la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e la circolazione sanguigna, aumentando il tono muscolare ed ottenendo una sensazione di benessere che ci permette di migliorare la qualità della vita. In una parola ci fa mantenere più a lungo “in buona salute” allungandoci la sopravvivenza ... in atosufficienza. Quale attività fisica Le si può consigliare? La ginnastica aerobica! cioè quegli esercizi che aumentano il trasporto e l'utilizzo periferico dell'ossigeno. In altre parole quegli esercizi che "non affaticano", ma che "migliorano la circolazione". Per gli anziani- o meglio - per i non più giovani è stata coniato un termine "ginnastica dolce" cioè senza strapazzi. Quindi il camminare, camminare veloce (quando si è più allenati fino alla corsetta leggera), l'andare in bicicletta (in pianura), nuotare, eseguire dei movimenti" a corpo libero" per muovere tutte le articolazioni affinché non vengano "attaccate dalla “ruggine” ecc. Il tutto deve essere programmato a seconda dell'individuo. Ogni seduta poi, sarà preceduta da una fase preparatoria di "riscaldamento" e si chiuderà con una fase di "defaticamento"! Gli esercizi che fanno parte della sua propria "ginnastica" saranno dapprima "dolci", leggeri poi, a mano a mano aumenteranno di durata e di intensità fino a raggiungere il livello desiderato. La durata di ogni seduta è bene che non sia inferiore ai 30 minuti, almeno a giorni alterni. Meglio se si arriva a 5 sedute settimanali. Gradualmente. Auguri e Buon Lavoro.
Sarcopenia è il termine usato per indicare la perdita di massa e funzione muscolare con l’avanzare dell’età. Il muscolo è uno dei più importanti consumatori di energia dell’organismo che a partire dai 45 anni e con tendenza più o meno alta, perde la capacità di produrre energia con conseguente accumulo di grasso corporeo in eccesso. Tale perdita si fa più marcata intorno ai 75 anni. Con l’età il muscolo, senza cause apparenti, va incontro ad un processo atrofico., però in esso sono presenti delle cellule “quiescenti” che potremmo chiamare staminali, che se sono presenti determinati stimoli, sono in grado di produrre nuove fibre muscolari “riparando” i danni subiti dalle fibre a causa dell’invecchiamento.
La diminuzione di capacità fisica e quindi di attività motoria, determina una alterazione del rapporto massa grassa/massa magra. La perdita di massa muscolare porta a perdita di forza del 25 % a 65 anni, del 35 % a 70 e così via. Questo porta il 40 % delle donne tra i 55-64 anni, il 45 % tra i 65-74 anni, e il 65-74 % tra i 75-84 anni a non riuscire a sollevare un peso di 4,5 kg.
La perdita di massa muscolare e quindi di forza ha anche conseguenze di natura psico-fisica: è un passaggio obbligato attraverso il quale ci si deve muovere adottando un adeguato stile di vita (attività fisica) ed un appropriato comportamento alimentare.
Circa 70 anni fa uno studio sui ratti sottoposti a restrizione calorica, si riscontrò un aumento di circa il 50 % della durata della vita, di malattie geriatriche e di sarcopenia.
Per questo si insiste sulla validità di una dieta ipocalorica e non solo negli anziani, accompagnata da programmi di attività fisica come terapia.
Deve essere un programma di allenamento che con esercizi di tipo aerobico sub-massimale, costituiti da contrazioni muscolari ripetute nel tempo contro resistenze relativamente basse, possono contribuire ad un aumento della massa e della forza muscolare nei soggetti debilitati o per età o per lunga immobilizzazione.
Nei soggetti più giovani, sani, l’efficacia dell’esercizio fisico ha effetto sulla capacità cardiovascolare e sul metabolismo energetico.
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