Le convulsioni febbrili

 

(mio figlio ha presentato….maggio 2008)   

 

Le convulsioni febbrili sono manifestazioni che si presentano  con una certa frequenza (dal  2 al 5 % in tutti i bambini) nell’infanzia e nella fanciullezza fra i 6 mesi ed i 5 anni di età.

Le convulsione febbrili normalmente:

·        sono delle crisi generalizzate tonico-cloniche;

·        hanno una durata inferiore ai 10 minuti e risoluzione

    spontanea;

*   non si ripetono nelle 24 ore;

*  spesso è presente un’anamnesi familiare positiva per le

      convulsioni febbrili;

·        Sono associate a febbre elevata;

·        Si presentano una sola volta in un periodo di 24 ore, senza che  siano presenti segni di infezione intracranica o una causa scatenante nota;

·        L’attacco, in genere, è seguito da un breve periodo di sonnolenza.

 .          Le convulsioni febbrili sono eventi benigni che hanno nella  

        grande maggioranza dei casi una prognosi  eccellente (95 %);

* Le convulsioni febbrili non causano danno cerebrale o

   successivo deficit intellettivo;

.  Il rischio di recidiva dopo la prima convulsione febbrile

   è del 30-40 %;

.  Il rischio di epilessia successiva è del 2- 4 %.

L’International League Against Epilepsy definisce  la crisi convulsiva febbrile “un evento che si verifica in un bambino dopo il primo mese di vita, associato ad una malattia febbrile non determinata da un’infezione del Sistema Nervoso Centrale (SNC), in assenza di precedenti convulsioni neonatali o di crisi  non provocate e che non soddisfa i criteri per una diagnosi di crisi sintomatica acuta”.

Una volta presentatosi l’episodio di convulsione febbrile, la probabilità che possa ripetersi è del 33 % dei casi e in caso di febbre alta. Se poi l’episodio convulsivo si è presentato nel primo anno di vita, le probabilità salgono al 50 %.

Mentre il 50° % dei bambini che hanno oltre 12 mesi di vita al momento del primo attacco e che presentano un secondo episodio convulsivo, ha la possibilità di presentare almeno un’altra ricaduta.

Le probabilità di ricaduta aumentano anche in caso di  una storia  familiare di convulsioni febbrili e quando il bambino abbia presentato una crisi prolungata e complessa, o infine, quando presenti alterazioni neurologiche.

Comunque le convulsioni febbrili non hanno alcuna correlazione con l’epilessia (solo  un minimo maggior rischio).

Nella popolazione  in  generale il rischio di presentare epilessia è dell’1 %, mentre solo del 2 % in quei soggetti che hanno presentato convulsioni febbrili.

Non c’è nessuna prova che un bambino  che abbia presentato un episodio di convulsione febbrile, abbia riportato un danno strutturale al cervello o che abbia un maggior rischio di presentare un abbassamento della funzione cognitiva.

I farmaci anticonvulsivanti sembra che non prevengano lo sviluppo tardivo dell’epilessia.

Comunque se somministrati di continuo sono in grado di abbassare  il rischio di comparsa di nuovi episodi di convulsioni febbrili, ma sono gravati da effetti collaterali tanto che il loro uso è per lo più sconsigliato, anche se in caso di febbre alta i soli antipiretici somministrati senza gli anticonvulsivanti, non sono in grado da soli di prevenire le convulsioni febbrili.

Non sono indicati esami particolari, a meno che la convulsione febbrile abbia avuto una durata maggiore dei 15

minuti e/o si sia ripetuta più volte durante lo stesso episodio febbrile.